Via libera alla donazione di organi tra pazienti Hiv positivi

“E’ in via di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale il protocollo che permette la donazione di organi da pazienti Hiv positivi ad altri pazienti positivi al virus”. Lo ha annunciato il direttore del Centro nazionale trapianti, Alessandro Nanni Costa, sottolineando “l’importanza sociale della decisione, che toglie un fattore di discriminazione al soggetto sieropositivo, ovviamente senza modificare la sicurezza con cui viene effettuato un trapianto”. La novità, ha aggiunto, ha una grande “importanza sociale perché toglie un fattore di discriminazione al soggetto Hiv, ovviamente senza modificare la sicurezza con cui viene effettuato un trapianto”.

Per anni non è stato possibile discutere di trapianti nelle persone HIV positive: troppo limitata lo loro attesa di vita per considerarli potenziali candidati, sconosciuto l’impatto della terapia immunosoppressiva sull’immunodeficienza preesistente, preoccupante la possibile comparsa di gravi manifestazioni infettive post-trapianto. In pratica, il trapianto nei soggetti HIV positivi era considerato un pericoloso e inutile “spreco” di organi; ancora nel 2000, l’infezione da HIV era considerata una controindicazione assoluta al trapianto di fegato o rene.

Negli anni successivi il successo della HAART e l’avvento di nuovi farmaci, potenti e relativamente tollerabili, hanno cambiato gradualmente ma completamente il quadro nella malattia da HIV. Non solo la mortalità è diminuita drammaticamente ma anche le cause di decesso sono cambiate: meno infezioni opportunistiche, meno sarcomi di Kaposi ma aumento delle insufficienze epatiche e renali gravi e delle malattie cardiovascolari. Ne consegue che nei primi anni dell’epidemia, quando c’era un elevato tasso di mortalità a breve termine, la cirrosi epatica non faceva in tempo a manifestarsi; oggi, invece, essa colpisce molte persone con coinfezione da virus epatitici ed è una delle principali cause di morte nelle persone HIV positive. Il trapianto di fegato diventa quindi un’opzione salvavita da prendere in seria considerazione. Discorso analogo vale per lo scompenso renale e il trapianto di rene.

È così che negli ultimi anni in tutto il mondo le politiche sanitarie in materia di trapianti di organi solidi nelle persone sieropositive sono state riviste e nelle Linee Guida di Terapia nazionali e internazionali sono state aggiunte nuove sezioni dedicate ai criteri di selezione dei candidati al trapianto e alle raccomandazioni per la gestione del post-trapianto.

“In Italia siamo sempre numeri uno o numeri due al mondo in base alla tipologia di trapianto o di donazione. Siamo una best practice. Lo dico con cognizione di causa”. Lo ha affermato il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, a margine degli Stati Generali della Rete Trapiantologica Italiana, sottolineando che “in ogni memorandum che ho firmato con gli altri Paesi mi è stato chiesto il supporto del Centro nazionale trapianti per realizzare all’estero le reti trapiantologiche o per migliorarle e implementarle”.

“In questi anni – ha aggiunto – anche grazie agli accordi che abbiamo fatto con Anci e alle campagne si sensibilizzazione con i comuni, i donatori sono aumentati in modo esponenziale, quasi 2 milioni. Stiamo lavorando molto anche su campagne di sensibilizzazione, ovviamente più delicate ma molto importanti, riguardo alle donazioni da viventi”. Altro aspetto estremamente importante e delicato, ha proseguito Lorenzin, “è l’aumento della domanda dei trapianti in età pediatrica. Abbiamo bisogno di un aumento di sensibilizzazione alla donazione. Questa è un’altra sfida che dobbiamo assolutamente affrontare”.

 
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