Curare il cancro a tavola: 5 regole per affrontare il tumore

Occorre esercizio fisico, smettere di fumare, più comunicazione col medico, supporto psicologico e migliorare l’alimentazione attraverso l’aiuto di un specialista consigliato dal proprio oncologo. Ogni tumore è diverso e richiede una cura e supporto specifici, ma queste cinque regole sono valide per tutti e aiutano i pazienti ad affrontare meglio la sfida. A illustrarle oggi l’incontro “Alimentazione ed effetti collaterali nelle pazienti affette da tumore”, aperto ai cittadini e ospitato presso l’Istituto Tumori Regina Elena, nell’ambito della Settimana dedicata alla Salute della Donna.

Anche per le persone a cui è stato diagnosticato un cancro, un’alimentazione adeguata aiuta ad affrontare i malesseri provocati dalla malattia o gli effetti collaterali delle cure. Molte forme di cancro si associano a una perdita di peso, che può anche essere importante: si calcola che fino al 40% dei pazienti oncologici sia già dimagrito al momento della diagnosi o abbia problemi di nutrizione.

L’esercizio fisico, spiega l’oncologo Massimo Bonucci, presidente dell’Associazione Ricerca Terapie Oncologiche Integrate (Artoi), “migliora la circolazione del sangue e l’ossigenazione, e questo ha un effetto antinfiammatorio a livello cellulare. L’infiammazione infatti è uno stimolo alla proliferazione delle cellule neoplastiche. Meno ce n’è e più i linfociti T riescono a individuare e colpire le cellule tumorali”.

Quanto al fumo, aumenta il rischio di diversi tipi di tumore, non solo al polmone, perché contiene sostanze cancerogene dovute alla combustione. “Anche le due o tre sigarette al giorno – spiega – andrebbero eliminate perché hanno un effetto cumulativo”. Terza regola, chiarisce Alessandra Fabi, oncologa del Regina Elena, è “cercare una comunicazione e un feeling con il proprio medico, che deve sapere cosa il paziente assume, come si comporta, quali effetti collaterali presenta. La medicina narrativa può costituire una grande facilitazione nel ridurre le distanze tra oncologo e malato”.

Quanto al supporto psicologico, è fondamentale non solo perché chi sta meglio reagisce meglio alle cure, ma perché la psiche mette in circolo sostanze che agiscono nell’organismo. “Ad esempio il paziente depresso ha minore attività di linfociti, che difendono l’organismo dai patogeni esterni. Nel paziente stressato c’è maggior rilascio di cortisolo, ormone che provoca calo di difese immunitarie”, spiega Bonucci. Importantissima è, infine, l’alimentazione come terapia complementare, sottolinea Fabi “perché gli alimenti interagiscono con la malattia.

Quello che mangiamo modifica i batteri della nostra flora intestinale e questi organismi a loro volta hanno una funzione nell’essere pro o anti cancerogenici. Ma non basta un nutrizionista generico. L’oncologo deve indirizzare il paziente verso uno specialista o una struttura di riferimento”.

La nutrizione in oncologia, infatti, è un complesso gioco di equilibri. Non è tanto collegata alle calorie, sottolinea Bonucci, “quanto agli elementi presenti in ogni alimento, poiché alcuni vanno a stimolare i fattori di crescita, che sono anche fattori infiammatori, come il Gf-One. Come il diabetico non deve mangiare lo zucchero perché aumenta la glicemia, così i pazienti oncologici non dovrebbero mangiare alimenti che stimolano l’infiammazione, come latte e latticini, la carne, le farine raffinate e gli zuccheri”.

E’ ormai assodato che una sana alimentazione, ricca di cereali integrali e legumi, frutta e verdura, con poca carne rossa e una fortissima riduzione del consumo di bevande zuccherate e carni conservate, protegge dallo sviluppo di tumori e sembra possa contrastare efficacemente anche l’insorgenza di recidive. È dunque consigliabile seguire le raccomandazioni del Fondo Mondiale per la Ricerca sul Cancro Cancro e i consigli del Nuovo Codice Europeo Contro il Cancro.

In più occorre prestare attenzione ad alimenti apparentemente innocui, ma che possono interferire con alcune specifiche terapie. Il pompelmo e il suo succo, per esempio, possono bloccare l’azione di enzimi importanti per l’assorbimento e il metabolismo di alcuni farmaci, e in questo modo ridurne l’efficacia. È molto importante quindi attenersi alle indicazioni del medico che di volta in volta saranno fornite al paziente a questo proposito.

Non bisogna poi dimenticare che lo stesso effetto può essere indotto anche da alcuni prodotti di erboristeria, come ginseng, gingko biloba e aloe, che talvolta possono essere presi senza pensare di consultare il proprio medico, a cui invece bisogna sempre fare riferimento.

 
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