E’ allarme polio, ECDC arrivo in Ue è possibile: è già presente al di là dell’Adriatico

L’Europa torna a rischio poliomielite. Nonostante i progressi degli ultimi anni la polio rimane un’emergenza di salute pubblica internazionale, e dall’inizio dell’anno ci sono stati già otto casi confermati, tre in più rispetto allo stesso periodo del 2017. Lo afferma l’Ecdc nel suo bollettino, ricordando che “L’importazione di infezioni o di casi di polio in Europa rimane possibile”.

Poliomielite e difterite sono malattie dell’infanzia oggi quasi dimenticate in Europa grazie agli effetti dei vaccini, ma, secondo l’Istituto Superiore della Sanità, potrebbero riemergere se vi sarà un allentamento degli standard di immunizzazione della popolazione. “I batteri circolano – ha spiegato Ricciardi presidente dell’Istituto superiore di sanità – ed essendoci migliaia di bambini non protetti contro poliomielite, difterite, tetano, morbillo, parotite, rosolia è ovvio che ci saranno, oltre ai casi che noi normalmente conosciamo, nuove infezioni.

La poliomielite, eradicata in Italia, è presente al di là dell’Adriatico. Con la circolazione di persone e la scarsa copertura vaccinale il pericolo è evidente. Anche perché non c’è più l’effetto gregge (la protezione dovuta al fatto che il microrganismo non riesce a infettare molte persone perché vaccinate, ndr), che si ottiene con una copertura vaccinale almeno del 95%. E per la poliomielite siamo a una copertura del 93,4%, esattamente in una condizione di insicurezza”.

La malattia attualmente è considerata endemica solo in Nigeria, Pakistan e Afghanistan, con la Regione Europea che ha lo scorso anno festeggiato i 15 anni ‘polio free’ e l’Oms che ha dichiarato che il mondo “non è mai stato così vicino all’eradicazione”. In tutto il 2017 sono stati registrati solo 17 casi, mentre dall’inizio dell’anno ne sono stati segnalati sette in Afghanistan e uno in Pakistan, a cui si aggiungono tre casi di infezione da virus derivante da vaccino, che si sviluppa quando viene usato il tipo di immunizzazione più vecchio in presenza di coperture scarse, in Repubblica Democratica del Congo

Come si trasmette il poliovirus
Il contagio avviene per via oro-fecale, attraverso l’ingestione di acqua o cibi contaminati o tramite la saliva e le goccioline emesse con i colpi di tosse e gli starnuti da soggetti ammalati o portatori sani. Il poliovirus si moltiplica nella mucosa oro-faringea, nell’intestino e nei tessuti linfatici sottostanti e può diffondersi anche attraverso le feci, ben prima che i sintomi della malattia siano evidenti. L’uomo rappresenta l’unico serbatoio naturale del virus della poliomielite, che può colpire persone di tutte le età ma principalmente si manifesta nei bambini sotto i tre anni.

Soggetti a rischio e fattori di rischio
La polio colpisce soprattutto i bambini sotto i cinque anni di età. Anche i soggetti immunizzati possono venire infettati dal virus, senza svilupparne i sintomi, e trasmetterlo ad altri. Data la ridotta probabilità che un individuo infettato sviluppi sintomi chiari e visibili, come la paralisi, la catena di trasmissione può allargarsi rapidamente, soprattutto in assenza di misure igieniche adeguate.
Solo l’1% dei malati di polio sviluppano la paralisi, il 5-10% sviluppa una forma di meningite asettica, il restante 90% circa sperimenta solo sintomi simili a una influenza e ad altre infezioni virali. Non sono chiari i motivi che portano un individuo a sviluppare la forma più grave di polio, ma tra i fattori di rischio l’Oms cita:

. immunodeficienza

. gravidanza

. rimozione delle tonsille

. iniezioni intramuscolari

. esercizio fisico vigoroso e/o esagerato

. ferite o lesioni

Sintomi e trattamento

Sintomi iniziali della malattia sono febbre, stanchezza, vomito, irrigidimento del collo e dolori agli arti. Una minima parte delle infezioni, circa una su duecento secondo i dati Oms, porta a una paralisi irreversibile, mentre il 5-10% dei malati muore a causa della paralisi dei muscoli dell’apparato respiratorio. La paralisi è la manifestazione più evidente della malattia, ma solo l’1% dei malati presenta questo sintomo, mentre nel 90% dei casi.

E’ importante sottolineare che la paralisi flaccida acuta (AFP) generata dal poliovirus è simile nei sintomi e nelle manifestazioni ad altre malattie come la sindrome di Guillain-Barré, la mielite trasversa, la poliradiculoneurite, la neurite traumatica e quella neoplastica. Solo l’isolamento e la tipizzazione dell’agente patogeno consentono di valutare l’effettiva incidenza della polio rispetto all’insieme delle AFP. A tal fine è stato avviato dall’Oms un sistema di sorveglianza mondiale. In Italia, presso l’Istituto superiore di sanità, è attivo il progetto italiano di sorveglianza delle paralisi flaccide acute, che permette un monitoraggio accurato anno per anno dei casi di paralisi.

Non esistono cure per la poliomielite, se non trattamenti sintomatici che possono solo in parte minimizzare gli effetti della malattia. L’unica strada per evitare potenziali conseguenze è la prevenzione tramite vaccinazione. Esistono due tipi di vaccini diversi: quello “inattivato” di Salk (IPV), da somministrare con iniezione intramuscolo, e quello “vivo attenuato” di Sabin (OPV), da somministrare per via orale. Il vaccino di Sabin, somministrato fino ad anni recenti anche in Italia, ha permesso di eradicare la poliomielite in Europa ed è raccomandato dall’Organizzazione mondiale della sanità nella sua campagna di eradicazione della malattia a livello mondiale. L’obiettivo dell’Oms è infatti quello di eliminare completamente la presenza della malattia, seguendo il successo ottenuto con il vaiolo nel 1980. In Italia, per decisione della Conferenza Stato Regioni nel 2002, dopo l’eradicazione completa della polio in Europa, l’unica forma di vaccino somministrato è quello inattivato. Presso il Ministero della salute viene mantenuta una scorta di vaccino orale attivo come misura precauzionale, in caso di emergenza e di importazione del virus.

 
Condividi questo articolo: 


Altre Notizie