Epatite C: nel Lazio trattamenti in aumento, già 1500 nei primi 3 mesi

L’EPATITE C NEL LAZIO. Dall’inizio della prescrivibilità degli antivirali Diretti (DAA), nel Lazio sono stati trattate circa 9500 persone. Per gestire questo grande numero di trattamenti, la Regione Lazio ha predisposto un Centro  Unico di spesa Regionale ed ha autorizzato 14 Centri prescrittori, sostanzialmente localizzati nei principali Policlinici Universitari e grandi ospedali della Regione.

“Nei fatti, oltre la metà dei pazienti sono stati trattati in 4 grandi ospedali romani, cioè il Policlinico Umberto I (Univ. Sapienza), il Policlinico Universitario Tor Vergata, Il Policlinico Gemelli (Univ. Cattolica) e l’Ospedale per le Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani” spiega il prof. Mario Angelico, Professore Ordinario di Gastroenterologia, Università Tor Vergata e Direttore Unità di Epatologia e Trapianti, Fondazione Policlinico Tor Vergata. “Vi sono 4 centri prescrittori anche nelle altre provincie laziali e specificamente negli ospedali di Viterbo, Latina, Frosinone e Rieti. Questi ultimi centri hanno trattato complessivamente circa 1000 pazienti. Non è noto quanti siano i pazienti HCV infetti del Lazio ancora da trattare.

E’ presumibile che siano almeno altri 10/20mila”. I pazienti HCV infetti trattati nella Regione Lazio sono in leggera prevalenza maschi. Tra i pazienti sinora trattati oltre la metà presentava una patologia epatica avanzata, essendo già in uno stadio di cirrosi epatica (sono oltre 5mila i pazienti cirrotici già trattati nel Lazio). Ovviamente, nei cirrotici più gravi l’eradicazione del virus HCV con i DAA non migliora di molto la prognosi e la mortalità resta elevata. Nei pazienti con cirrosi iniziale la mortalità è molto bassa, ma non è trascurabile il rischio di sviluppo di epatocarcinoma: ciò impone la necessità di mantenerli sotto rigidi controlli di analisi ed esami vari anche dopo l’eradicazione della infezione da HCV.

QUALI PROSPETTIVE? “Sulla base dei trattamenti iniziati nel Lazio nei primi 3 mesi del 2018 (circa 1500) è prevedibile, sempre che il trend iniziale non si modifichi, che nel corso del corrente anno potrebbero essere trattati nel Lazio circa 6000 persone HCV infette, quindi un numero nettamente in aumento rispetto ai tre anni precedenti” aggiunge il prof. Mario Angelico. “Nel frattempo si osserva anche che la tipologia dei pazienti che si propongono per il trattamento sta notevolmente cambiando, perché i cirrotici (che inizialmente rappresentavano oltre il 60% delle indicazioni) adesso si sono ridotti a non più del 12/15%, con una tendenza in ulteriore diminuzione. Contemporaneamente si osserva un netto aumento dei pazienti con malattia iniziale (fibrosi F0/F1/F2), e del tutto asintomatici”.

LA CAMPAGNA – Hanno raggiunto Palermo le iniziative promosse da specialisti, epatologi e infettivologi, per la nuova sfida della ricerca scientifica: eradicare l’epatite C in sole otto settimane (grazie alla nuova molecola glecaprevir – pibrentasvir di AbbVie). Un grande risultato per la ricerca e la medicina con ricadute importanti in termini di salute e economici. Tutto questo è possibile con il nuovo farmaco già disponibile nei centri pubblici nelle diverse unità operative complesse degli ospedali, di infettivologia, epatologia e medicina interna.

L’EPATITE C IN ITALIA – L’epatite cronica da virus C, o più semplicemente Epatite C o HCV, è una malattia che, in virtù della sua cronicità, provoca un processo che va spontaneamente avanti nel tempo fino a compromettere strutturalmente e funzionalmente il fegato. Si stima che in Italia ci siano circa 300.000 pazienti diagnosticati con Epatite C (HCV) e un numero imprecisato di persone inconsapevoli di aver contratto l’infezione, per un totale stimato che va oltre il milione di persone. Negli ultimi tre anni è profondamente mutato lo scenario della terapia delle malattie epatiche da virus C e, con la disponibilità dei nuovi farmaci ad azione antivirale diretta, è oggi possibile curare la maggior parte dei pazienti a prescindere dallo stadio della malattia. Ad oggi sono stati trattati in totale 122.090 pazienti.

A livello nazionale sono stati realizzati due importanti interventi al fine di realizzare il Piano di Eradicazione HCV, che prevede l’arruolamento di 80.000 pazienti all’anno, per 3 anni. Il primo è il fondo per i farmaci innovativi, 500 milioni di euro annui, precedentemente istituito per il biennio 2015-2016, dei quali la maggior parte è dedicata a farmaci per la cura dell’HCV. Il secondo riguarda l’ampliamento dei criteri di arruolamento: se fino a quel momento solo i pazienti più gravi, gli F3 ed F4, potevano beneficiare della cura con i nuovi farmaci antivirali diretti, da aprile 2017 tutti i pazienti affetti dal virus HCV possono accedere alle cure.

Nonostante ci siano farmaci efficaci e fondi disponibili, ad oggi il ritmo di arruolamento è il seguente (Fonte Registri AIFA): da gennaio 2017 a fine marzo 2017 sono stati trattati circa 7.337 pazienti; da marzo a dicembre 2017 sono stati trattati 39.959 pazienti; da gennaio 2018 al 5 marzo 2018 sono stati trattati 12.662  nuovi pazienti.

“La precedente terapia, in parte iniettiva, durava molto più a lungo, dai 6 ai 12 mesi, e aveva un risultato di successo che si aggirava attorno al 45% – spiega il Prof. Giovanni Di Perri, Professore Ordinario di Malattie Infettive, Università degli Studi di Torino – Oggi, con i recenti risultati, si pretende di superare il 95% viste le caratteristiche di potenza, affidabilità, tollerabilità e facilità di assunzione della terapia disponibile. Oggi la stessa spesa per ogni singolo trattamento è scesa al di sotto del precedente trattamento, assai più fallace, di 3-4 anni fa”.

 
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