Il caffè, un prezioso alleato contro il diabete di tipo 2

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Bere caffè influenza la probabilità di sviluppare diabete di tipo 2. Lo rivela un nuovo documento di revisione, pubblicato su Nutrition Reviews, secondo il quale la seconda bevanda più consumata del mondo dopo l’acqua ridurrebbe fino al 7% per ogni tazzina consumata il rischio di sviluppare il diabete mellito non insulino-dipendente.

Il documento, redatto sull’esame di 30 studi scientifici su una popolazione di 1,2 milioni di persone, ha stabilito che il rischio di sviluppare il diabete di tipo 2 diminuirebbe rispettivamente del 7% in caso di caffè con caffeina e del 6% in caso di caffè decaffeinato per ogni tazzina consumata nell’arco del giornata. Parametrando questi dati su un consumo moderato della bevanda (stimato dagli esperti tra le 3 e le 5 bevande al giorno) la riduzione del rischio di incorrere nella patologia si attesterebbe intorno al 30-35%.

Per arrivare a questo risultato, gli autori dello studio hanno esaminato i meccanismi biochimici del caffé: in particolare, grazie alle sue proprietà antiossidanti, l’assunzione a lungo termine della bevanda nera può ridurre lo stress ossidativo, associato sia a numerosi effetti avversi sulle funzioni cardiovascolari, metaboliche e renali, che all’insorgenza di diabete di tipo 2. Nel documento si evidenziano inoltre le ricerche che hanno dimostrato come il consumo regolare di caffè possa ridurre i livelli dei marcatori pro-infiammatori e di conseguenza l’infiammazione cronica di basso grado, che è stata collegata a disturbi cardiovascolari e metabolici, come il diabete di tipo 2.

Benché non fosse stata quantificata l’incidenza specifica, in passato altre ricerche avevano già dimostrato la correlazione esistente tra consumo di caffè e abbassamento del rischio di diabete di tipo 2. Nel 2012 uno studio pubblicato sul Journal of Agricultural & Food Chemistry annunciava la scoperta di due componenti del caffè in grado di inibire una proteina chiamata amilina, il cui ripiegamento può causare il disturbo, e un report dell’Isic (Institute for Scientific Information on Coffee) evidenziava il fatto che alcune sostanze presenti nel caffè (acido clorogenico e trigonellina), riducono i livelli di glucosio e insulina nel sangue.

Sono passati due anni da quando l’Organizzazione Mondiale della Sanità decise di rivedere la sua posizione riguardo il caffè, rimuovendolo dalla lista dei possibili cancerogeni per l’uomo. Secondo la più importante istituzione sanitaria al mondo, molte ricerche scientifiche dimostrano ormai che bere 3-5 tazzine al giorno di questa bevanda riduce il rischio di contrarre patologie come il tumore al fegato. È stato scoperto anche che il caffè è in grado di ridurre fino al 27% la possibilità di sviluppare l’Alzheimer.

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