Il morbillo e l’inquinamento uccidono i delfini

Inquinamento e virus del morbillo provocano immunodepressione nei delfini, esponendoli a rischi maggiori di infezioni mortali. Ne sono convinti gli specialisti che oggi hanno preso parte al convegno ‘Rischi emergenti per la salute dei cetacei in Italia’, al Galata Museo del Mare di Genova, organizzato dal Centro nazionale sui mammiferi marini spiaggiati (Credima).

È quanto è emerso dal convegno «Rischi emergenti per la salute dei cetacei in Italia», che si è svolto al Galata Museo del Mare di Genova, organizzato dal Centro di referenza nazionale per le indagini diagnostiche sui mammiferi marini spiaggiati (Credima). «Abbiamo potuto rilevare la presenza di un nuovo ceppo del virus del morbillo – spiega Cristina Casalone, del Credima – proveniente dell’Atlantico, molto più aggressivo sui nostri animali che non hanno ancora sviluppato gli anticorpi adeguati. Ma quello che ci ha stupito di più, è stata la presenza di agenti terresti, come la salmonella, l’herpes o il toxoplasma».

Ma la presenza negativa dell’uomo si fa sentire anche in altri modi, meno diretti: «L’immunodepressione sui delfini, causata anche dall’inquinamento, è una porta di ingresso anche per altre infezione da agenti terresti che arrivano in mare a seguito delle esondazioni, delle alluvioni. Dobbiamo tenere alta l’attenzione, e soprattutto dobbiamo tutelare e preservare di più il nostro mare Mediterraneo, anche per la salute dei nostri cetacei».

Dai dati presentati, risulta che nell’anno passato in Italia si sono spiaggiati 212 cetacei, in prevalenza delfini. Gli eventi si sono verificati principalmente nelle aree del mar Tirreno centrale, mar Ligure e nel mar Adriatico centro-settentrionale. L’obiettivo di Credima è quindi quello di porre l’attenzione sullo stato di salute dei cetacei che vivono nei nostri mari, ma sopratutto discutere i risultati ottenuti fin’ora, e cercare di aumentare la rete di sorveglianza per intervenire in maniera multidisciplinare quando si verificano spiaggiamenti anomali.

Nel 67% dei casi in cui è stato possibile formulare un’ipotesi di causa morte, i ricercatori hanno evidenziato la presenza di infezioni virali, batteriche o di parassitosi. La maggior parte dei casi presentava un’infezione causata dal morbillivirus dei delfini, la più grande minaccia per questi animali nei nostri mari.

Significativa inoltre la segnalazione di contaminanti ambientali che confermano il ruolo di “sentinelle dei mari” rivestito da queste specie. In meno del 30% dei casi, la causa dello spiaggiamento è stata attribuita all’interazione con le attività umane in mare, soprattutto per catture accidentali in attrezzi da pesca o collisioni con imbarcazioni.

Dal ’90 a oggi sono quattro le epidemie che si sono verificate. Quella più drammatica risale al ’92, le altre si sono estese fra Francia e Spagna, lambendo l’Italia. L’attuale epidemia “è dilagata anche a causa del fatto che sono morti tutti i cetacei che avevano contratto il morbillo negli anni passati, senza trasmettere così fattori immunitari agli esemplari più giovani”.

 

 
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