Il tumore del polmone si batte anche con l’immunoterapia, rallenta la progressione del tumore

È considerata una delle frontiere più incoraggianti della lotta al cancro. L’immunoterapia, che punta a rafforzare le difese del sistema immunitario contro il tumore, s’appresta a scrivere nuovi capitoli dell’oncologia medica. Dopo essersi affermata nella lotta al melanoma, oggi mostra importanti risultati anche per la cura del tumore del polmone. La nuova cura può migliorare anche del 51% la sopravvivenza dei malati con un tumore del polmone. Lo confermano i risultati dello studio di fase III KEYNOTE-189 presentati oggi al congresso annuale dell’American Association for Cancer Research (AACR), in corso a Chicago fino al 18 aprile. Lo studio è stato contemporaneamente pubblicato sull’importante rivista scientifica New England Journal of Medicine.

La combinazione di pembrolizumab, molecola immuno-oncologica, e chemioterapia migliora significativamente la sopravvivenza dei pazienti con tumore del polmone non a piccole cellule (NSCLC) non squamoso metastatico di nuova diagnosi e riduce del 51% il rischio di morte rispetto alla sola chemioterapia, indipendentemente dall’espressione di PD-L1.

Immunoterapia: una svolta nel trattamento dei tumori. L’idea di fondo che caratterizza l’immunoterapia è quella di sfruttare l’innata capacità del sistema immunitario nel riconoscere il cancro. Mentre fisiologicamente nel tempo questa risposta va esaurendosi, grazie all’utilizzo di farmaci a base di anticorpi somministrati dall’esterno è possibile mantenerla sempre attiva. A fare da apripista all’immunoterapia è stato il melanoma, un tumore che quando era in metastasi lasciava poche speranze. Dal 2010 –anno dell’immissione sul mercato del primo farmaco immunoterapico- ad oggi è stato un susseguirsi di approvazioni e anche per il tumore al polmone questo approccio è stato sdoganato.

Pembrolizumab come prima scelta per il cancro del polmone. Che l’immunoterapia abbia migliorato sensibilmente il trattamento del tumore al polmone non è una novità. Lo scorso luglio AIFA ha infatti deciso che l’anticorpo pembrolizumab poteva essere somministrato come prima linea -ovvero come prima scelta di trattamento- in quelle persone affette da carcinoma polmonare non a piccole cellule aventi alti livelli del marcatore PD-L1. Una vera e propria rivoluzione se si pensa che sino a quel momento il farmaco in questione poteva essere somministrato solo quando la chemioterapia classica non aveva effetti (somministrazione in seconda linea).

Immunoterapia e chemioterapia si potenziano a vicenda. Lo studio presentato ora al congresso AACR aggiunge però un tassello significativo che vede nella combinazione immunoterapia più chemioterapia una svolta: «I dati di questo importante studio, a cui l’Italia ha offerto un grande contributo, dimostrano che la sopravvivenza globale dei pazienti con tumore del polmone non a piccole cellule metastatico aumenta moltissimo con la combinazione pembrolizumab più chemioterapia in prima linea di trattamento – spiega la dottoressa Marina Garassino, responsabile della Struttura Semplice di Oncologia Medica Toraco Polmonare presso la Fondazione IRCCS Istituto Nazionale di Tumori di Milano-. Questi risultati infatti hanno determinato la chiusura anticipata dell’analisi dello studio. Il trattamento immunoterapico con pembrolizumab in combinazione con la chemioterapia determina un effetto sinergico antitumorale attraverso il potenziamento della risposta immunitaria verso il tumore».

In particolare lo studio dimostra un miglioramento del tasso di risposta, della sopravvivenza libera da progressione e della sopravvivenza globale in tutti i gruppi di pazienti dimezzando il rischio di morte, effetto senza precedenti nella terapia di prima linea per questo tipo di tumore

 

 
Condividi questo articolo: 




Altre Notizie