La guerra a colpi di dazi è iniziata, la Cina risponde a Trump

Con l’entrata in vigore a partire da lunedì mattina la Cina ha annunciato l’aumento di tariffe fino al 25% su 128 prodotti statunitensi importati dalla Cina, tra cui carne di maiale e frutta, per un valore totale 3 miliardi di dollari. E’ la risposta alla mossa protezionistica decisa dal presidente Donald Trump su acciaio e alluminio.

Per il momento Pechino evita di colpire settori più “sensibili” per l’economia Usa, come la soia (il Paese ne importa 14 miliardi di dollari dalle fattorie americane) e i Boeing, in quella che può ancora essere letta come una risposta moderata . Lo scorso anno i prodotti agricoli americani finiti sui mercati cinesi hanno totalizzato i 20 miliardi. Il 2017 ha visto Pechino registrare un surplus verso gli Usa di 275,8 miliardi, pari al 65% del totale. Il disavanzo nei dati del Census Bureau di Washington è stimato invece in ben 375,2 miliardi.

Lo scontro è destinato quando la Casa Bianca renderà pubblica la lista dei 1.300 prodotti tlc, hi-tech e aerospazio made in China, del valore di 50-60 miliardi di dollari, che saranno colpiti da dazi al 25%. L’elenco è atteso entro il 6 aprile, dopo l’annuncio del 22 marzo. Poi ci saranno 30 giorni di consultazioni con l’industria Usa e 180 giorni per il varo definitivo dei dazi.

Gli Stati Uniti – sottolinea la Coldiretti – hanno esportato vino in Cina per un valore di 70 milioni di euro in aumento del 33% nel 2017 e si collocano al sesto posto nella lista dei maggiori fornitori, immediatamente dietro all’Italia. Per effetto di una crescita ininterrotta nei consumi la Cina – precisa la Coldiretti – è entrata nella lista dei cinque Paesi che consumano più vino nel mondo ma è in testa alla classifica se si considerano solo i rossi. Un mercato dunque strategico per i viticoltori italiani mentre per quanto riguarda la frutta fresca – continua la Coldiretti – l’Italia può esportare al momento in Cina solo kiwi e agrumi anche se il lavoro sugli accordi bilaterali per pere e mele è ad uno stadio avanzato e potrebbe aprire opportunità, dopo lo “stop” alle forniture statunitensi.

Si tratta di superare – spiega la Coldiretti – barriere tecniche cinesi che riguardano molti prodotti del Made in Italy come l’erba medica disidratata. In realtà – sostiene la Coldiretti – l’estendersi della guerra dei dazi tra i due giganti dell’economia mondiale ai prodotti agroalimentare apre scenari inediti e preoccupanti nel commercio mondiale anche con il rischio di anomali afflussi di prodotti sul mercato comunitario che potrebbero deprimere le quotazioni. Una situazione che -conclude la Coldiretti – va attentamente monitorata per verificare l’opportunità di attivare, nel caso di necessità, misure di intervento straordinarie.

 
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