Lo smartphone da dipendenza come gli oppiacei

L’abuso di smartphone è simile all’abuso di sostanze stupefacenti, come gli oppiacei. E’ quanto emerge da uno studio pubblicato su NeuroRegulation.

“La dipendenza dall’uso di smartphone inizia a formare connessioni neurologiche nel cervello in modo simile a quelle che si sviluppano in coloro acquisiscono una dipendenza da farmaci oppioidi per alleviare il dolore”, spiega Erik Peper, professore di educazione alla salute presso l’Università di San Francisco e primo autore dello studio. Siamo sempre più incapaci di ignorare push, suonerie, vibrazioni che ci avvertono di nuove e-mail, messaggi e post sui social network.

In un sondaggio condotto su 135 studenti ha scoperto che chi utilizzava continuamente i telefoni – ovvero sostituiva l’interazione faccia a faccia con una comunicazione in cui il linguaggio del corpo non può essere interpretato – aveva più elevati livelli di senso di isolamento, depressione e ansia.

Quegli stessi studenti erano propensi, mentre studiavano e mangiavano, a guardare smartphone in una condizione di “semi-tasking”, in cui si svolgono più compiti insieme ma si ottiene la metà del risultato che si otterrebbe focalizzandosi su uno alla volta. Il motivo? I push ci fanno sentire obbligati a guardarli perché attivano gli stessi percorsi neuronali nel nostro cervello che una volta ci avvisavano di un pericolo imminente, come l’attacco di un predatore. “Ma ora – spiega Peper – siamo dirottati, dagli stessi meccanismi che una volta ci proteggevano, verso le informazioni più banali”.

La dipendenza da smartphone e modifica la chimica del cervello degli adolescenti che ne sono vittime. Uno studio sudcoreano presentato al meeting annuale della Radiological Society of North America realizzato da ricercatori dell’università di Seul ha dimostrato che l’incapacità di stare lontani da portatili o web – anche solo per qualche ora pena uno stato di malessere, agitazione e ansia  – provocherebbe uno squilibrio nei rapporti tra neurotrasmettitori, le molecole che veicolano le informazioni tra le cellule del sistema nervoso.

In un recente studio del Pew Research Center, il think tank statunitense che studia problemi sociali negli Usa e globali, ha dichiarato che non potrebbe vivere senza il proprio smartphone il 46% degli americani. Una percentuale che probabilmente è un’iperbole, ma che delle dimensioni del problema rende bene l’idea. Secondo una stima dell’università di Granada presentata al Congresso mondiale di psichiatria dinamica dello scorso aprile, la fascia di età più colpita dall’ossessione per la connessione perenne sarebbe quella tra i 18 e i 25 anni. E per l’ente di ricerca britannico YouGov più di sei ragazzi su dieci tra i 18 e i 29 anni vanno a letto accompagnati dal loro telefono.

Ad essere colpiti da smartphone addiction sarebbero soprattutto i giovani con bassa autostima e difficoltà relazionali, secondo gli specialisti che si occupano di questa forma emergente di dipendenza. I cui sintomi, scatenati magari dall’assenza di rete o da cellulare scarico, sono soprattutto ansia e agitazione, ma nei casi davvero gravi anche tremori, vertigini, tachicardia.



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