Preoccupa legge italiana sulle foreste in via di approvazione

Il decreto legislativo sulla revisione della normativa nazionale in tema di foreste e filiere forestali – in attuazione dell’articolo 5 della legge 28 luglio 2016, n. 154 – che potrebbe essere approvato in questi giorni dal Consiglio dei Ministri ha aspetti preoccupanti che consigliano un ripensamento, peraltro auspicato da una parte consistente del mondo accademico e delle associazioni ambientaliste.

“Il testo del decreto legge sulle foreste che si vorrebbe approvare in Consiglio dei Ministri preoccupa perché impone una visione delle foreste come mero serbatoio da cui attingere legname e disconosce il ruolo importante che esse svolgono a livello ecologico” commenta Martina Borghi, campagna foreste di Greenpeace Italia.

Greenpeace valuta positivamente alcuni aspetti del testo, come l’armonizzazione di una normativa che è materia concorrente tra Stato e Regioni e che vede nel Paese una gran quantità di definizioni di “bosco”. Non è tuttavia accettabile che si tacciano i benefici naturalistici e ambientali dei boschi facendone oggetto soprattutto di una gestione economica.

Inoltre, preoccupa l’introduzione del termine “trasformazione” per indicare l’eliminazione del bosco e che tale trasformazione possa essere compensata con altre opere e servizi (come un rimboschimento qualsiasi, anche in luoghi fisicamente distanti), o addirittura con una strada forestale oppure con un’oblazione alla Regione.

Il decreto, che pure contiene affermazioni condivisibili come: “La Repubblica riconosce il patrimonio forestale nazionale come bene di rilevante interesse pubblico” è in realtà finalizzato a “incrementare la valorizzazione economica del patrimonio forestale e il sostegno alle sue filiere” ed è quindi una vero “lasciapassare” per lo sfruttamento economico ed energetico anche di aree boschive prima rigorosamente tutelate. Tutto ciò ha suscitato profonde perplessità e critiche in Giuristi, esperti del settore e anche come medici siamo oltremodo preoccupati per le ricadute sanitarie che tutto ciò comporterà anche a seguito dell’inevitabile incremento del traffico pesante connesso.

Già oggi il nostro Paese, con 90mila morti premature all’anno da inquinamento atmosferico, è ai vertici di questa triste classifica in Europa e sotto procedura d’infrazione. In Italia le biomasse solide sono responsabili (dati Ispra riferiti al 2015) di circa il 70% del PM2,5 primario, che rappresenta circa la metà del PM 2,5 totale, responsabile di circa 60mila decessi prematuri. Si può stimare quindi che la combustione di biomasse in Italia sia responsabile, considerando le sole emissioni di particolato, di numerosissime morti premature e ricoveri soprattutto negli esposti più suscettibili come bambini e anziani.

E’ davvero paradossale che, di fronte al problema dei cambiamenti climatici, della perdita di biodiversità e fertilità dei suoli, dei recenti devastanti incendi di cui sempre più, dal Nord al Sud, si sospetta il legame criminale con le centrali a biomasse, invece che conservare gli alberi esistenti e piantarne altri, se ne incentivi il loro abbattimento! E appare davvero paradossale che per contrastare la cattiva qualità dell’aria da un lato vengano emesse ordinanze per vietare l’utilizzo dei caminetti domestici e dall’altro si incentivi la combustione di biomasse contro cui da tempo ci siamo pronunciati  .

“Approvare frettolosamente una legge così importante per le nostre foreste e per migliaia di specie animali e vegetali è un atto irresponsabile. Chiediamo al Governo Gentiloni di fare un passo indietro” conclude Borghi.

 
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