Tumore alla prostata: ecco quando serve la risonanza magnetica

Da solo potrebbe non bastare. Il Psa, l’esame per diagnosticare il tumore alla prostata, non sempre è efficace. Servono diagnosi più accurate. E’ la conclusione dello studio Precision, che ha visto coinvolti ricercatori di 11 Paesi, tra i quali Alberto Briganti (vicedirettore dell’Istituto di ricerca urologica dell’Irccs San Raffaele di Milano), Valeria Panebianco (coordinatrice dell’unità prostata del Policlinico Umberto I di Roma) e Francesco Giganti (radiologo all’University College di Londra). È emerso che il “filtro” della risonanza magnetica è con ogni probabilità un elemento utile per raggiungere il duplice obiettivo: ridurre la diagnosi di tumori indolenti e rendere più accurata quella delle neoplasie “attive”.

La ricerca ha coinvolto 500 uomini che avevano già effettuato il dosaggio del Psa. E i valori rilevati erano tra 4 e 10, ricadendo in una zona grigia, perché non permette di avere il fondato sospetto della presenza di un tumore né di escluderlo. Metà degli uomini è stata quindi sottoposta alla biopsia prostatica ecoguidata, l’altra metà alla risonanza magnetica (e solo dopo alla biopsia, in caso di ulteriore sospetto). I risultati sono stati chiari: i tumori più aggressivi sono stati scoperti nel 38% degli uomini del primo gruppo, rispetto al 26% rilevato nel gruppo di confronto. Segno che – dice Briganti – “la risonanza magnetica può essere un’ utile arma per identificare i pazienti che necessitano di prima biopsia. Infatti il Psa, da solo, non sempre è sufficientemente accurato per identificare il candidato alla biopsia prostatica”.

Il tumore della prostata è una malattia asintomatica nella maggior parte dei casi e la sua diagnosi è più frequentemente incidentale. Per tale motivo ha assunto ormai una certa rilevanza lo screening per neoplasia prostatica basato sulla misurazione del PSA (l’Antigene Prostatico Specifico, misurato nel sangue) e sull’esplorazione rettale (procedura minimamente invasiva che consente di valutare le dimensioni, la forma e la consistenza della prostata).

Il trattamento standard per la neoplasia prostatica, nel paziente con un’aspettativa di vita superiore ai 10 anni, è l’intervento chirurgico, che consiste nell’asportazione completa della prostata, delle vescicole seminali ed eventualmente dei linfonodi loco-regionali. L’obiettivo dell’intervento chirurgico è l’eradicazione completa della malattia, preservando il più possibile la continenza urinaria e la funzione erettile. Le moderne tecniche di chirurgia nerve-sparing, con preservazione dei nervi deputati all’erezione, permettono infatti il recupero sia della continenza urinaria e sia della funzione erettile per la maggior parte dei pazienti.

La radioterapia, resta una valida alternativa terapeutica nei pazienti non candidabili ad intervento chirurgico, con ottime percentuali di guarigione per stadi di malattia non avanzati. L’utilizzo delle innovative metodiche di radioterapia conformazionale 3D e ad intensità modulata, ha inoltre sensibilmente ridotto il rischio di complicanze post-trattamento per il paziente. Le altre alternative terapeutiche precedentemente citate, conservano un ruolo nell’ambito dei diversi possibili scenari clinici e per tale motivo, la gestione del paziente con neoplasia prostatica è spesso multidisciplinare.

Dopo il trattamento è necessario effettuare dei controlli periodici del PSA al fine di identificare eventuali riprese di malattia. Il paziente viene quindi seguito nel tempo per un periodo di almeno 10 anni e in caso di eventuale rialzo del valore di PSA, vi sono diverse tipi di approccio terapeutico a cui il paziente potrà essere sottoposto, che includono la radioterapia, la terapia ormonale o una combinazione tra essi.

La prognosi della neoplasia prostatica, dipende da una serie di caratteristiche intrinseche della malattia, che includono lo score di Gleason (indice di aggressività del tumore), il PSA alla diagnosi, l’invasività locale e lo stadio di malattia. È quindi possibile identificare diverse categorie di pazienti con prognosi differente, utili nel guidare sia il trattamento che il successivo follow-up.

 
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