Il buonumore aiuta a mantenere il cervello giovane

Il buon umore potrebbe aiutare a mantenere il cervello giovane. Adottare un atteggiamento positivo potrebbe avere effetti ‘anti-aging’ sul cervello, rallentare la perdita delle proprie abilità mentali nel tempo. Lo suggerisce uno studio secondo cui, al contrario, soffrire di disturbi depressivi accelera il declino cognitivo. La ricerca è stata svolta da Darya Gaysina e Amber John della University of Sussex e pubblicata sulla rivista Psychological Medicine.

Lo studio è in realtà la revisione dei dati di ben 34 lavori già pubblicati sull’argomento, per un totale di 71 mila persone coinvolte. Diversi studi hanno evidenziato un’associazione tra disturbi depressivi e modifiche anatomico-strutturali del cervello, anche con restringimento dei volumi di alcune aree. In questo lavoro si è andati ad indagare l’impatto dei disturbi depressivi a lungo termine sulle abilità mentali degli individui che già fisiologicamente declinano anno dopo anno.

Ebbene si è visto che il declino cognitivo età-dipendente è più rapido tra coloro che soffrono di disturbi depressivi o depressione maggiore. Secondo gli autori è prioritario che i sistemi sanitari prendano in carico il disagio mentale sempre più diffuso (la depressione è un problema sempre più diffuso che può arrivare a interessare fino a una persona su 5) per aiutare a prevenire tanti casi di declino cognitivo e demenza vera e propria.

Se sei felice il cervello va su di giri. Un atteggiamento positivo ci permette di osservare la realtà con occhi più attenti, e cogliere particolari che quando siamo un po’ giù ci sfuggono da sotto il naso. Secondo Barbara Fredrickson, psicologa e ricercatrice dell’Università del North Carolina che da tempo studia gli effetti del buonumore sul cervello, la felicità accresce l’attenzione visiva e facilita la raccolta di informazioni su ciò che ci circonda. Fornendoci preziosi strumenti di analisi degli eventi che tornano utili anche nei periodi più neri. Nel 2001 per esempio, la ricercatrice ha testato l’umore di due gruppi di studenti prima e dopo l’attacco alle Torri Gemelle. È emerso che chi si era dimostrato più positivo prima dell’attentato riportava in percentuale meno sintomi depressivi dopo l’11 settembre. E pur provando lo stesso dolore dei compagni, si mostrava in grado di apprezzare piccoli grandi “miracoli” come il lavoro dei soccorritori o il fatto che un amico fosse riuscito a salvarsi.

 
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