L’epidemia della “lattuga killer” terrorizza gli Stati Uniti

Il batterio killer è  stato rilevato nella lattuga. Dopo gli oltre 120 casi segnalati in 25 Stati americani nelle ultime settimane, arriva purtroppo la prima morte in Usa a causa di un’infezione alimentare provocata dal batterio Escherichia coli, rilevato nella lattuga. I Centri statunitensi per il controllo e la prevenzione delle malattie (Cdc) hanno segnalato 121 casi di infezione tra persone di età compresa fra 1 e 88 anni, riporta il ‘New Scientist’. E il primo decesso correlato al batterio si è registrato in California, anche se non sono stati diffusi altri dettagli.

Il ceppo in questione del batterio E.coli provoca diarrea, vomito e crampi allo stomaco e può portare a insufficienza renale, che è stata riportata in 14 delle 52 persone che sono state ricoverate a causa dell’infezione. Le autorità sanitarie hanno legato l’avvelenamento alimentare alla lattuga coltivata nella regione di Yuma, in Arizona, che rifornisce tutti gli Stati Uniti di questi ortaggi nei mesi invernali. In una fattoria della zona è stata infatti individuata la fonte di un focolaio di infezioni rilevato in una prigione dell’Alaska, dove 8 detenuti si sono ammalati dopo aver mangiato lattuga romana. Ma non è chiaro da dove abbia avuto origine il resto dell’epidemia.

Peter Cassell della divisione Food Safety della Food and Drug Administration afferma che l’agenzia sta lavorando “per identificare più canali di distribuzione che possano spiegare tutti i casi a livello nazionale. Stiamo risalendo a più gruppi di persone malate in aree geografiche diverse”. Cassell assicura che il dipartimento dell’Agricoltura dell’Arizona ha confermato che la regione di Yuma ha comunque interrotto la produzione e la distribuzione di lattuga. “Tuttavia, a causa della durata della conservazione pari a 21 giorni, non possiamo essere certi che i prodotti provenienti da questa area non siano più presenti nella catena di approvvigionamento”, conclude.

Lattuga Killer, il dilagare di un’infezione da Escherichia coli. Ai primi di gennaio 2018 i Centers for Disease Control and Prevention (Cdc) statunitensi segnalano il dilagare di un’infezione da Escherichia coli in ben 13 Stati federali. Riportano anche che le vittime da loro intervistate ricordano di aver mangiato «almeno un po’ di lattuga» prima di sentirsi male. Secondo i Cdc, però, non è certo che sia la lattuga la causa dell’infezione. E’ da settimane che Consumers Union (Cu), organizzazione che vanta un curriculum nella protezione dei concittadini che risale al 1936, mette sotto pressione le istituzioni americane dopo aver buttato lo sguardo oltre confine: «Le autorità canadesi hanno lanciato da metà dicembre l’allarme Escherichia coli, contattando le autorità limitrofe e avvisando i propri cittadini di evitare la lattuga» – denuncia il responsabile delle politiche alimentari di Cu Jean Halloran. «E fin da dicembre è chiaro che il batterio dell’Escherichia Coli che ha causato vittime nei nostri due Paesi sia geneticamente correlato».

Insomma se il batterio è lo stesso, la verdura contaminata arriva dalla stessa partita. Halloran ottiene solamente un’ammissione di impotenza da parte da parte della portavoce dei CDC Brittany Behm: le autorità americane «non avendo identificato una precisa fonte di infezione», non sono in grado «di raccomandare ai cittadini statunitensi se astenersi o no da tali cibi».

L’Escherichia coli, che si annida nelle feci e contamina le verdure irrigate o impacchettate in ambienti contaminati, è un batterio subdolo: colonizza la mucosa intestinale e oltre a vomito, dissenteria e febbre può causare in particolare nei bambini, nel tempo, insufficienza renale acuta e cronica. Ma la colpa della pandemia non è sua, e a guardar bene nemmeno della povera lattuga.

Capire chi l’ha prodotta e contaminata non sarebbe difficile: tra Canada e Stati Uniti da oltre vent’anni le merci circolano libere grazie al trattato commerciale North America Free Trade agreement (Nafta), attualmente in rinnovo. Gli Stati Uniti sono, soprattutto in controstagione, i fornitori di oltre il 70% della lattuga consumata in Canada. Basta farsi un giretto su internet per apprendere che Yuma, Arizona, e le sue 93mila anime e svariate migliaia di pendolari che tutti i giorni arrivano da California e Messico, producono il 90% di tutte le verdure a foglia che spuntano negli Stati Uniti da novembre a marzo e servono i consumi interni e le esportazioni.

Grazie al fiume Colorado e a un cielo che le vale il Guiness mondiale delle giornate senza nuvole (c’è sole per circa il 95% dell’anno), grandi operatori come Dole detengono il monopolio di ettari e ettari di colture intensive e meccanizzate dove la lattuga viene coltivata, raccolta, lavorata, sciacquata e direttamente impacchettata per la spedizione direttamente nei campi. L’agenzia statunitense per la sicurezza alimentare Fda, quindi, potrebbe tracciare e capire facilmente da dove arriva la lattuga killer e fermarla. «Grazie al Food Safety Modernization Act – sottolineano da Consumers Union – l’Fda avrebbe addirittura l’autorità di ritirarla dal commercio una volta rintracciata, e nel frattempo lanciare un allarme generale». Ma non l’ha fatto, dichiarando di non essere riuscita a risalire alla fonte dell’intossicazione. Non avendoci nemmeno provato, sospettano i consumatori.

 
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