Uccise 122 balene gravide, continua la mattanza delle baleniere giapponesi

Continua la mattanza di balene. Centoventidue balene gravide sono state uccise la scorsa estate dalle baleniere giapponesi, durante la consueta stagione di caccia nell’Antartico, che il governo giapponese definisce “ricerca scientifica”. Lo hanno reso noto gli stessi ricercatori giapponesi in una relazione alla International Whaling Commission (IWC), l’organismo internazionale che regola la caccia ai cetacei.

Nella relazione inviata dagli studiosi giapponesi alla IWC, al termine del terzo “Nuovo programma di ricerca sulle balene nell’Oceano Antartico”, si legge che durante l’estate sono state abbattute 333 balenottere minori. Di queste, 181 erano femmine, e 122 di queste erano gravide.

“L’uccisione di 122 balene gravide è un dato scioccante e un triste atto d’accusa della crudeltà della caccia giapponese – ha commentato un dirigente della ong Humane Society International, Alexia Wellbelove -. E’ un’ulteriore dimostrazione, caso mai servisse, della natura raccapricciante e inutile di queste operazioni, specialmente quando ricerche non letali si sono dimostrate sufficienti per le necessità scientifiche”.

Il Giappone ha condotto la caccia alla balena ogni anno nell’arco degli ultimi 70 anni. Unica eccezione la stagione 2014-2015, a ridosso della sentenza della corte dell’Aja. Per molti anni il governo nipponico aveva giustificato l’attività delle baleniere con il fatto che molte specie di balena non sono a rischio di estinzione e che il consumo della carne di balena fa parte della cultura nazionale. Dal 1987, un anno dopo l’entrata in vigore della moratoria internazionale, il Paese ha addotto ragioni scientifiche.

 
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