Artrite psoriasica, una nuova cura per tenerla “sotto controllo” fin dalla prima settimana

Una malattia infiammatoria cronica spesso a carattere ‘progressivo’, è l’artrite psoriasica, una patologia invalidante che affligge, secondo gli ultimi dati disponibili, tra il 6 e il 42% degli oltre 125 milioni di psoriasici nel mondo, nel Bel Paese si stima che coinvolga circa il circa il 30% degli psoriasici.

Una nuova cura, per l’artrite psoriasica, che tiene sotto controllo immediato il dolore articolare arriva dagli studi di SPIRIT-P1 e SPIRIT-P2 sull’anticorpo monoclonale di ultima generazione Ixekizumab. I risultati sono stati presentati oggi in occasione di Eular 2018, il Congresso Annuale Europeo di Reumatologia, in corso ad Amsterdam. Gli studi, in doppio cieco e controllati verso placebo, hanno coinvolto 780 pazienti adulti con artrite psoriasica, con sintomatologia manifesta da almeno 6 mesi. Rilevante è anche la durata di efficacia della molecola, ‘attiva’ fino ad almeno 3 anni.

Lo studio SPIRIT-P1 attesta nel 60% dei pazienti sensibili miglioramenti sia dell’indice di ACR20 che ‘misura’ la risposta alla componente articolare della malattia, con possibilità anche di risoluzione della sintomatologia a 156 settimane, sia dell’indice PASI relativo alle manifestazioni cutanee. Dagli studi emerge oltre la sicurezza terapeutica, anche il vantaggio della facilità di assunzione  (che richiede una iniezione sottocute autosomministrata dal paziente stesso) e di gestione, grazie alla somministrazione ogni due settimane, sia in fase iniziale di terapia che durante il mantenimento.

La malattia, può insorgere già a partire dai 30-40 anni, senza distinzione di sesso e limita, a causa della componente dolorosa e della rigidità articolare, la funzionalità articolare , vale a dire sia le attività private sia quelle professionali, compromettendo la qualità della vita.

Questo farmaco – afferma Ennio Lubrano, professore associato di reumatologia presso il  Dipartimento di Medicina e di Scienze per la Salute ‘Vincenzo Tiberio’ dell’Università degli Studi del Molise – è l’ultimo ad avere ottenuto l’indicazione per il trattamento dell’artrite psoriasica attiva, caratterizzata da una ‘doppia’ manifestazione che interessa sia la cute con lesioni psoriasiche, appunto, sia le articolazioni afflitte da dolore e rigidità che impediscono il normale e libero movimento.

La molecola ha già dimostrato di essere efficace sulla componente psoriasica della malattia.”  Non è tutto, infatti, come precisa il prof. Lubrano: “Il farmaco ha dimostrato nei trial registrativi di essere molto efficace anche nel controllo del danno strutturale, ‘qualità’ che va a posizionare la molecola tra le offerte terapeutiche più innovative in grado di garantire un miglioramento clinico e della qualità della vita di pazienti, per la gran parte giovani (tra i 30-50 anni di entrambi i sessi) con aspettative promettenti, dunque, sul controllo e trattamento generale della malattia”. In ultimo, valore aggiunto di Ixekizumab, come spiega il prof. Lubrano, è la sicurezza e l’alta tollerabilità terapeutica, entrambe fanno ipotizzare che il farmaco possa essere assunto anche per lunghi periodi di tempo.

 
Condividi questo articolo: 


Altre Notizie