Giornata mondiale dell’ambiente: combattere la plastica, una sfida globale

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Il 5 giugno si celebra l’evento istituito dalle Nazioni Unite, che quest’anno ha come tema la tutela degli oceani e degli habitat marini dalla minaccia dei rifiuti plastici.

Lo slogan scelto per l’edizione 2018 della Giornata mondiale dell’ambiente è “Beat plastic pollution. If you can’t reuse it, refuse it”, ovvero “Sconfiggi l’inquinamento da plastica. Se non puoi riusarlo, rifiutalo”. L’obiettivo è quello di stimolare proposte alternative alla plastica monouso, in particolare, attraverso lo sviluppo di nuovi materiali più sostenibili per l’ambiente. Secondo l’Unep, il programma per l’ambiente delle Nazioni Unite, infatti, ogni anno verrebbero riversati negli oceani otto milioni di rifiuti plastici: 13 milioni di tonnellate complessive di plastica.

Per questo, si è reso necessario dichiarare guerra agli oggetti usa-e-getta. Mari e oceani vengono messi a dura prova: basti pensare che, secondo i dati messi a disposizione dell’Onu, ogni minuto nel mondo vengono acquistate un milione di bottigliette di plastica e solo una piccolissima parte di queste viene poi riciclata.

India paese ospitante – Il centro congressi di Vigyan Bhavan a Delhi in India, in occasione della Giornata mondiale dell’ambiente, ospiterà una mostra di cinque giorni, con una serie di incontri e dibattiti sul tema della plastica, delle sue numerose applicazioni in settori come l’edilizia, la medicina e l’industria alimentare e sul problema del monouso e delle alternative sostenibili. “Il problema sta nel modo in cui consumiamo e smaltiamo la plastica”, ha affermato Shri Raghavendra Rao, del ministero indiano delle sostanze chimiche e dei fertilizzanti. “In India oggi, il 45% delle materie plastiche prodotte è monouso. Questo è un grosso problema”. Tra le alternative possibili alla plastica, ci sarebbe l’acciaio inossidabile. “Le merci in acciaio – ha detto Aruna Sharma del Ministero indiano dell’acciaio – durano almeno 100 anni e possono essere parte di una soluzione più olistica se il modo in cui vengono prodotte è anche a spreco zero”. Allo stesso tempo, però, secondo Ashok Khosla, fondatore di un’impresa sociale incentrata sullo sviluppo sostenibile, “non si possono vietare categoricamente le materie plastiche perché sono così importanti nelle nostre vite”.

L’inquinamento da plastica in Italia –  Il problema dell’inquinamento da plastica in mare tocca da vicino anche l’Italia. Le recenti indagini condotte da Legambiente attraverso il rapporto “Goletta Verde” hanno fatto emergere che di plastica è il 96% dei rifiuti galleggianti nei nostri mari. Una densità pari a 58 rifiuti per ogni chilometro quadrato di mare con punte di 62 nel mar Tirreno. Tra i rifiuti più comuni sono stati individuate buste (16,2%), teli (9,6%), reti e lenze (3,6%), frammenti di polistirolo (3,1%), bottiglie (2,5%). E una stima che riguarda tutto il mar Mediterraneo parla di “almeno 250 miliardi di frammenti di plastica”. L’inquinamento da plastica colpisce anche le spiagge italiane. Secondo l’indagine Beach Litter 2018 dell’Organizzazione ambientalista, su 78 spiagge monitorate, per un totale di oltre 400 mila metri quadri sono stati trovati una media di 620 rifiuti ogni 100 metri lineari di spiaggia. E tra i materiali più trovati c’è proprio la plastica, con una percentuale dell’80% sul totale.

Plastic Radar, per segnalare i rifiuti in plastica nei nostri mari – Per questo, Greenpeace ha appena attivato Plastic Radar, un servizio ad hoc per coinvolgere i cittadini che vogliano segnalare i rifiuti in cui si imbattono. Qualsiasi oggetto in plastica trovato in spiaggia o nel mare si può fotografare con lo smartphone e inviare tramite WhatsApp al numero +39 342 3711267perché venga catalogato tra tanti. Obiettivo: contare, valutare i materiali, riconoscere i marchi e inchiodare le aziende alle loro responsabilità rispetto ai temi ambientali, così da spingerle a ridurre l’impiego di imballaggi e contenitori in plastica non riciclabile.