Giornata oceani: Onu, dobbiamo lavorare insieme per fermare l’inquinamento

Gli oceani rendono il nostro pianeta blu unico nel sistema solare – e non solo visivamente. Essi infatti aiutano a regolare il clima globale e sono la fonte ultima di acqua che sostiene la vita sulla terra, dalle barriere coralline alle montagne innevate, dalle foreste pluviali tropicali ai grandi fiumi, e persino ai deserti. Tuttavia, la capacità degli oceani di fornire i loro servizi essenziali è minacciata dal cambiamento climatico, dall’inquinamento e dall’uso non sostenibile.

Quest’anno, in occasione della Giornata Mondiale degli Oceani, mettiamo in evidenza il problema dell’inquinamento plastico. L’ottanta per cento di tutto l’inquinamento del mare viene dalla terra, inclusi circa otto milioni di tonnellate di rifiuti plastici ogni anno, che soffocano le vie navigabili, danneggiano le comunità che dipendono da pesca e turismo, uccidono tartarughe e uccelli, balene e delfini, riuscendo a raggiungere le aree più remote del pianeta e la catena alimentare da cui di fatto dipendiamo. A meno di un cambiamento di rotta, i rifiuti plastici sopravanzeranno presto il numero di pesci negli oceani.

Dobbiamo lavorare individualmente e collettivamente per fermare questa prevenibile tragedia e ridurre in maniera significativa l’inquinamento marino di qualsiasi genere, in particolare plastico. L’azione inizia a casa, e parla più forte delle parole. Le Nazioni Unite mirano a dare il buon esempio, e più di trenta delle nostre agenzie hanno ora iniziato a lavorare per porre fino all’utilizzo di plastica monouso.

Ma ciascuno di noi deve fare la sua parte. Puoi fare la differenza oggi – e ogni giorno – facendo cose semplici come portare la tua bottiglia di plastica, tazza di caffè e busta della spesa, riciclando la plastica che compri, evitando prodotti che contengono microplastiche e facendo volontariato per una campagna di pulizia locale.

Se ognuno di noi fa la sua piccola parte, le nostre azioni combinate possono avere un impatto enorme. In occasione della Giornata Mondiale degli Oceani, esorto governi, comunità e singoli individui a celebrare i nostri oceani aiutando a ripulirli dall’inquinamento e ad assicurare che rimangano in vita per le generazioni a venire.

“La plastica soffoca corsi d’acqua, danneggia le comunità che dipendono dalla pesca e dal turismo, uccide tartarughe e uccelli, balene e delfini, si fa strada nelle zone più remote della Terra e lungo tutta la catena alimentare”, avverte Guterres Segretario Generale Onu, che chiama ciascuno a “fare la propria parte” evitando la plastica monouso e dando una mano a ripulire.

La pulizia di spiagge è l’attività più usata ad ogni latitudine per celebrare la Giornata degli oceani. Le iniziative in programma sono centinaia, da Fortaleza in Brasile a Mayo in Irlanda, dalla spiaggia californiana di Santa Monica all’estuario portoghese del fiume Sado, dalle coste di sabbia dorata del Queensland, in Australia, al greco Pireo, dove si bonifica al tramonto. E ancora l’atollo Baa nelle Maldive, le Canarie e il Sudafrica.

In Italia l’Ufficio regionale Unesco per la scienza e la cultura in Europa, con sede a Venezia, ha organizzato un evento che vedrà i volontari impegnati a ripulire laguna e canali. Pescara, Reggio Calabria, Oristano e Palermo sono invece alcune delle città in cui nel weekend si puliranno i litorali insieme al Wwf, che con l’iniziativa “Spiagge Plastic Free” organizza appuntamenti in tutto il mese di giugno. Ma in spiaggia c’è solo una frazione del problema. Mentre la Ong Oceana lancia l’allarme sui rifiuti di plastica in acque profonde anche nel Mediterraneo, Legambiente con l’università di Siena dimostra in uno studio che la plastica galleggiante in mare fa da ricettacolo di sostanze tossiche. Contaminanti, come il mercurio, che rischiano di entrare nella catena alimentare.

 
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