La Dieta mediterranea riduce il rischio di malattie croniche e metaboliche

L’influenza del microbioma sullo stato di salute dell’uomo è correntemente oggetto di numerose ricerche e l’alterazione del suo equilibrio è stata associata a diverse malattie, quali aterosclerosi, sindrome dell’intestino irritabile (IBS), diabete, obesità e cancro. Il nostro microbioma è influenzato da vari fattori ambientali e particolarmente dalla dieta.

Nei paesi occidentali, la dieta più seguita è quella onnivora, anche se il numero di persone che sceglie di seguire un’alimentazione vegetariana o vegana è in forte aumento. La dieta Mediterranea è una dieta onnivora; tuttavia è ricca in frutta, verdura, legumi e cereali integrali ed è riconosciuta come un modello alimentare salutare e positivamente correlato alla riduzione del rischio di malattie croniche e metaboliche.

A questa conclusione è giunto un gruppo di lavoro composto dal professore Danilo Ercolini in collaborazione con altri partner delle Università di Bari, Parma, Torino Bologna e University College Cork (IR), che si è svolto presso il Dipartimento di Agraria dell’Ateneo federiciano.

In questo studio, dal titolo High-level adherence to a Mediterranean diet beneficially impacts the gut microbiota and associated metabolome, finanziato dal Ministero dell’Università (www.diet4microgut.it), è stato analizzato il microbiota intestinale ed il metaboloma di feci ed urine di 150 soggetti italiani, consumatori di una dieta onnivora, vegetariana o vegana. L’analisi di diari alimentari ha evidenziato un elevato livello di aderenza alla dieta Mediterranea nei soggetti studiati, non solo in quelli vegetariani e vegani ma anche nel 30% degli onnivori.

I risultati della ricerca, recentemente pubblicati sulla prestigiosa rivista Gut, mostrano come il consumo di alimenti ricchi in fibre, come frutta, verdura e legumi, tipico della dieta vegetariana e vegana, ma anche prerogativa di soggetti onnivori con elevata aderenza alla dieta Mediterranea, promuove lo sviluppo nell’intestino di particolari batteri (es. Lachnospira e Prevotella). Questi sono in grado di metabolizzare la fibra derivante da alimenti vegetali, liberando nell’intestino metaboliti microbici dai riconosciuti effetti benefici per la salute quali gli acidi grassi a corta catena (short-chain fatty acids, SCFA). Infatti, i livelli dei tre maggiori SCFA sono più alti nei vegetariani e vegani, così come nei soggetti con maggiore aderenza alla dieta Mediterranea. Al contrario, l’assunzione di nutrienti tipici della dieta onnivora, come i grassi saturi e proteine animali, è associata a più basse concentrazioni di SCFA nelle feci, all’incremento nell’intestino di altre tipologie di microrganismi, ed a livelli più elevati dell’N-ossido della trimetilammina (TMAO) nelle urine, metabolita microbico associato allo sviluppo di aterosclerosi e patologie cardiovascolari.

I risultati ottenuti mostrano per la prima volta che gli effetti benefici della dieta Mediterranea possono essere associati anche all’impatto che questo modello alimentare ha sul microbioma umano e che la dieta onnivora non è necessariamente deleteria se prevede un elevato consumo di alimenti ricchi in fibra, come contemplato nel modello Mediterraneo.

Sono state poste le basi per una maggiore comprensione dell’effetto della dieta nel promuovere la salute attraverso la modulazione del microbioma intestinale, nell’ambito di un’ottica di prevenzione delle malattie associate a disbiosi intestinale come quelle infiammatorie e cardiovascolari.

In questo modo si forniscono anche spunti fondamentali per lo sviluppo di nuovi alimenti e modelli alimentari che mirino all’ottimizzazione delle attività microbiche nel nostro intestino per un adeguato sfruttamento di questa enorme risorsa che ogni essere umano possiede.



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