OMS: malattie mentali, via la transessualità dall’elenco

L’Oms toglie la transessualità dalla lista di malattie mentali. L’Organizzazione mondiale della sanità, ha pubblicato  la nuova classificazione delle malattie che verrà presentata alla prossima Assemblea Generale dell’Oms e verrà adottata a partire dal 2022.

La decisione dell’OMS viene presa in considerazione della necessità che hanno le persone interessate a cercare di normalizzare le loro vite, così come la depatologizzazione dell’omosessualità.

Questa decisione evita di dare giustificazioni a coloro che cercano di curare o trattare la transessualità. La depatologizzazione della transessualità, ad esempio, aiuterebbe ad accelerare il processo di adattamento al loro vero genere di persone transessuali. Inoltre, la nuova classificazione include altri aspetti, come la dipendenza dai giochi. L’Oms, dunque, ha inserito il ‘game disorder’ nella parte riguardante le malattie mentali.

L’elenco, contiene tutte le malattie riconosciute, oltre 55mila, che viene usato per le diagnosi dai medici di tutto il mondo. Sono tre le caratteristiche principali del disordine, hanno spiegato gli esperti dell’Oms durante una conferenza stampa. La prima è «una serie di comportamenti persistenti o ricorrenti che prendono il sopravvento sugli altri interessi della vita».

Tra le altre caratteristiche della patologia, ha spiegato Vladimir Poznyak, del dipartimento per la salute mentale dell’Oms, c’è «il fatto che anche quando si manifestano le conseguenze negative dei comportamenti non si riesce a controllarli» e «il fatto che portano a problemi nella vita personale, familiare e sociale, con impatti anche fisici, dai disturbi del sonno ai problemi alimentari». L’inserimento nell’elenco, hanno spiegato gli esperti dell’Oms, dovrebbe aiutare i medici a formulare più facilmente una diagnosi.

«Abbiamo deciso di inserire questa nuova patologia, ha affermato Poznyak, sulla base degli ultimi sviluppi delle conoscenze sul tema». Per essere riconosciuto come problema mentale il disordine deve continuare per almeno 12 mesi, precisa il manuale, anche se ci possono essere eccezioni per casi particolarmente gravi. Dei molti milioni di giocatori nel mondo, ha ricordato Poznyak, sono una minima parte soffre del problema. Questo documento, ha affermato Thedros Ghebreseyus, direttore generale dell’Oms, ci permette di capire meglio cosa fa ammalare e morire le persone, e di prendere le iniziative necessarie per prevenire le sofferenze e salvare quante più vite possibile».

 
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