Oms: dipendenza da videogiochi è malattia mentale

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La dipendenza da videogiochi è una malattia, Il disturbo è stato inserito nella lista delle nuove patologie del 2018 così da migliorare le cure. Tra i sintomi, la mancanza di controllo sul gioco. Che fosse diventato qualcosa di più di una mania per tanti giovani sparsi nel mondo, era chiaro.

A inizio gennaio è arrivata l’ultima parola dell’organizzazione mondiale della sanità: sul suo sito ufficiale ha rivelato le novità che saranno inserite nella versione 2018 del 11th International classification of diseases, la lista internazionale delle patologie e dei problemi correlati che non veniva aggiornata dal 1992. Tra queste c’è proprio il cosiddetto «gaming disorder», l’uso compulsivo di videogiochi, parte della famiglia di malattie dovute ai comportamenti che causano dipendenza, insieme a quella per il gioco d’azzardo. Un comportamento che, per essere diagnosticato, deve essere costante e protratto per un periodo più lungo di 12 mesi. Ma, aggiungono, «può essere anche più breve se i sintomi sono seri».

Secondo il nuovo elenco, che contiene oltre 55mila diverse malattie, la dipendenza da gioco digitale consiste in “una serie di comportamenti persistenti o ricorrenti che prendono il sopravvento sugli altri interessi della vita”. Tra le altre caratteristiche della patologia, ha spiegato Vladimir Poznyak, del dipartimento per la salute mentale dell’Oms durante una conferenza stampa, c’è “il fatto che anche quando si manifestano le conseguenze negative dei comportamenti non si riesce a controllarli” e “il fatto che portano a problemi nella vita personale, familiare e sociale, con impatti anche fisici, dai disturbi del sonno ai problemi alimentari”.

Come fare a capire se una persona è affetta da questa dipendenza? Secondo l’Oms ci sono tre elementi fondamentali: la mancanza di controllo sul gioco, soprattutto riguardo alla frequenza con cui si fa uso dei videogiochi, all’intensità e alla durata del passatempo. Un altro campanello d’allarme è la priorità che viene data ai videogiochi rispetto alle altre attività da svolgere durante la giornata.

Infine la prosecuzione del gioco nonostante le sue conseguenze negative. «Lo schema di comportamento risulta così grave da danneggiare altre aree come quella personale, familiare, sociale, educativa e occupazionale». L’inserimento nell’elenco, hanno spiegato gli esperti dell’Oms, dovrebbe aiutare i medici a formulare più facilmente una diagnosi. “Abbiamo deciso di inserire questa nuova patologia – ha affermato Poznyak – sulla base degli ultimi sviluppi delle conoscenze sul tema”.