Un test del sangue prevede quando nascerà il bambino

Ultimi giorni prima del parto. Viene naturale, alla futura mamma, di osservare con ancora più attenzione ogni sensazione, ogni minimo cambiamento del corpo, potrebbero essere sintomi di ciò che sta per accadere, nell’attesa di poter dire “fine gravidanza!?

In futuro da una semplice analisi del sangue si potrà prevedere in modo accurato la data del parto e anche se c’è il rischio che avvenga prima del termine. Basterà ‘leggere’ le molecole di Rna del feto che circolano nel sangue materno, trasportando le informazioni necessarie a produrre le proteine. La tecnica, messa a punto nell’università di Stanford e pubblicata sulla rivista Science, sembra promettente e potrà aiutare a ridurre i problemi legati alle nascite premature.

Lo stesso gruppo di ricerca già nel 2008 aveva sviluppato un test del sangue per rilevare la sindrome di Down, sempre cercando le molecole di Rna fetale nel sangue materno. In questo caso, con la collaborazione dello Statens Serum Institute,i ricercatori  hanno lavorato su due gruppi di donne, raccogliendo i loro campioni di sangue durante la gravidanza: uno composto da 31 danesi, che avevano partorito a termine, e uno di 38 americane a rischio di parto pre-termine, perchè già avevano avuto delle contrazioni o con un precedente parto prematuro.

Dal gruppo delle donne che avevano portato a termine la gravidanza dei tempi previsti, è stato identificato “un gruppo di 9 molecole di Rna messaggero che sono una sorta di ‘orologio’ e indicano l’età del feto con la stessa accuratezza di un’ecografia”, spiega Davide De Pietri Tonelli, coordinatore del laboratorio di neurobiologia dell’Rna dell’Istituto italiano di tecnologia (Iit) di Genova. Queste molecole però non hanno funzionato per prevedere in anticipo un eventuale rischio di parto pretermine.

Così i ricercatori hanno continuato a lavorare su entrambi i gruppi di donne, riuscendo a identificare altri 7 geni che indicavano una possibile nascita prematura in 6 casi su 8, quindi con un’accuratezza del 75-80%. “Si tratta principalmente di geni materni, diversi da quelli che danno informazioni sull’età gestazione”, osserva Mira Moufarrej, fra gli autori della ricerca. “Pensiamo – prosegue – che sia la madre a mandare un segnale che è pronta a ‘tagliare la corda'”.

Attualmente i medici, per stimare la data del parto, si basano sulla data dell’ultimo ciclo mestruale materno e l’ecografia a ultrasuoni, ma i risultati non sempre sono affidabili. A differenza dell’ecografia, che necessita di personale specializzato per interpretarla e apparecchiature costose non sempre disponibili nei paesi più poveri, questo nuovo test è semplice e abbastanza economico da poter essere fatto anche in strutture con poche risorse. “Si tratta di una tecnica molto promettente – conclude De Pietri Tonelli – e più accessibile rispetto all’ecografia, ma va testata su un numero maggiore di donne. E’ comunque un buon inizio”.



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