I cani capiscono le nostre emozioni, sensibili al pianto del padrone

I cani non solo sono in grado di capire le emozioni del padrone ma agiscono per aiutarlo e non si fermano di fronte a ostacoli pur di prestargli aiuto, specie se sentono che è in difficoltà.

Lo rivela uno studio condotto da Emily Sanford, della Johns Hopkins University e coordinato da Julia Meyers-Manor. Pubblicato sulla rivista Learning and Behaviour, lo studio ha coinvolto 24 coppie cane-padrone; i cani erano di varie razze e taglia. Il padrone è stato ‘chiuso’ in una stanza per dare l’idea al cane che fosse intrappolato. Il cane si trovava in una stanza attigua e poteva sentire la voce del padrone. In metà dei casi al padrone era stato chiesto di gridare aiuto e fingere di piangere; nell’altra metà dei casi il padrone doveva chiedere aiuto ma canticchiare un motivetto allegro e non piangere.

Ebbene è emerso che tutti i cani, alla richiesta di aiuto del padrone, si adoperano per aprire la porta ed entrare nella stanza da dove proviene la voce del padrone. Ma si è visto che i cani i cui padroni fingevano di piangere e lamentarsi sono molto più rapidi e penetrano nella stanza in meno di metà tempo degli altri, come se il pianto del padrone toccasse la loro sensibilità e li mettesse in allerta.Lo studio, concludono gli autori, contribuisce a spiegare la psicologia del fedele amico a 4 zampe e il motivo per cui questi animali sono degli ottimi aiutanti in situazioni di pericolo quando si tenta di salvare vite umane.

Un’ altro studio condotto dalla University of Veterinary Medicine di Vienna, in Austria, sembra provare che i nostri cani sono in grado di capire perfettamente le nostre emozioni. Il team di ricerca viennese l’ha dimostrato visualizzando su dei tablet i volti, in parte coperti, di persone che esprimevano rabbia piuttosto che felicità: gli 11 cani coinvolti nell’esperimento, addestrati a toccare con la zampa i visi felici piuttosto che quelli arrabbiati in cambio di una ricompensa, sono stati in grado di riconoscere queste espressioni sia quando veniva loro mostrato il volto intero, sia quando ne venivano mostrate solo alcune parti come gli occhi, o una sola metà.

La spiegazione di questo comportamento da parte dei cani starebbe nel fatto che cani e uomini hanno una relazione che dura da migliaia di anni nel corso della quale i nostri fedeli amici hanno imparato ad associare ad alcune specifiche espressioni facciali gli stati d’animo corrispondenti, e pure i potenziali comportamenti conseguenti: per esempio un biscottino o una carezza nel caso di felicità, o l’indifferenza nel caso di rabbia.

 
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