Inquinamemto degli oceani, solo il 13% è incontaminato

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Ogni anno vengono gettate negli oceani grosse quantità di rifiuti e inquinanti. L’inquinamento degli oceani, in particolare delle acque costiere, è dovuto sia alle attività terrestri, sia a quelle marine.

Solo il 13% degli oceani e dei mari del mondo può ancora essere classificato come incontaminato. A dirlo è uno studio capitanato dall’università del Queensland e pubblicato sulla rivista Current Biology, che ha preso in esame le aree marine prive di impatti umani significativi come la pesca e il trasporto marittimo.

Stando agli esperti, le uniche acque ancora intonse si trovano al Polo Nord, in Antartide e intorno ad alcune isole remote del Pacifico. “Le aree marine che possono essere considerate incontaminate stanno diventando sempre più rare poiché le imbarcazioni per la pesca e i trasporti commerciali marittimi stanno espandendo il loro raggio d’azione in quasi tutte le acque del mondo, mentre il deflusso dei sedimenti soffoca molte aree costiere”, ha affermato Jones dell’università australiana, autore principale dello studio.

“I miglioramenti nella tecnologia di navigazione comportano che anche le aree più remote potrebbero essere minacciate in futuro, comprese le acque ricoperte di ghiaccio che sono ora accessibili a causa del cambiamento climatico”, evidenzia Jones. A complicare la situazione, conclude, il fatto che la maggior parte dei mari ancora vergini non rientri in aree marine protette.

Secondo un recente rapporto del Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (PNUA), le plastiche, in particolare i sacchetti e le bottiglie in PET, sono i rifiuti marini più diffusi al mondo: in molti mari regionali costituiscono oltre l’80% dei rifiuti.

Gli avanzi di plastica si accumulano negli ambienti terrestri e marini di tutto il mondo, si decompongono lentamente in piccoli pezzi tossici che possono essere consumati dagli esseri viventi a tutti i livelli della catena alimentare. A molti animali, compresi i mammiferi marini, gli uccelli, i pesci e le tartarughe, succede di scambiare le plastiche per alimenti. Le tartarughe di mare, in particolare, confondono i sacchetti galleggianti con le meduse, uno dei loro cibi preferiti. Uno studio sui mari nella regione del Mare del Nord durato cinque anni ha rivelato che il 95% di questi rettili contiene nel proprio stomaco della plastica.

Ogni anno gli esseri umani usano centinaia di miliardi di sacchetti (100 miliardi solo negli Stati Uniti, secondo il World Watch Institute). Se ne ricicla soltanto una piccola percentuale, mentre la maggior parte non serve che per pochi istanti (il più delle volte solo per il breve tragitto dal negozio a casa). In natura, invece, sopravvivono per migliaia d’anni.

Accumulati ad altri rifiuti, possono formare distese gigantesche, vere e proprie discariche galleggianti. La più famosa, conosciuta con il nome di Trash Vortex (vortice di spazzatura) è grande più del Texas. Si tratta di un’enorme pattumiera generata dalle correnti marine tra le Hawaii e il Pacifico del Nord. La sua triste fama l’ha resa una meta turistica. Secondo il rapporto del PNUA, «i sacchetti di plastica usa e getta soffocano la vita marina e dovrebbero essere vietati o eliminati al più presto. È semplicemente impossibile giustificarne la produzione».

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