Maltrattamenti di animali, è allarme per combattimenti

Un gattino preso a calci come un pallone e un cigno obiettivo di sassate da parte di un gruppetto di ragazzi. E’ il maltrattamento, anche nel 2017, il reato più contestato in Italia contro gli animali, con il maggior numero di indagati e con inquietanti casi di zoocriminalità minorile; le corse clandestine di cavalli e il traffico di cuccioli sono invece tra le prime emergenze zoomafiose.

E’ quanto emerge dal nuovo Rapporto Zoomafia della LAV presentato oggi, che come ogni anno, fa luce su crimini contro gli animali, spesso sistematici e seriali, commessi in Italia.

Il Rapporto Zoomafia 2018 “Crimini e animali”, redatto da Ciro Troiano, criminologo e responsabile dell’Osservatorio Zoomafia della LAV, è alla sua diciannovesima edizione e analizza lo sfruttamento criminale di animali avvenuto nel 2017.  L’edizione 2018 del Rapporto Zoomafia ha avuto il patrocinio del Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri, con cui la LAV ha siglato un Protocollo d’Intesa per rafforzare prevenzione e contrasto dei reati a danno di animali, e della Fondazione Antonino Caponnetto.

Nel 2017 sono stati aperti intorno ai 26 fascicoli al giorno, uno ogni 55 minuti per reati a danno di animali, e una persona è stata indagata ogni 90 minuti circa, secondo i dati forniti alla Lav da 115 Procure Ordinarie e 25 Procure presso i Tribunali per i Minorenni (pari all’83% di tutte le Procure del Paese).

Nella geografia dei reati, la Procura di Brescia si conferma quella con più procedimenti per reati contro gli animali nel 2017 – 527 con 387 indagati – con oltre la metà per reati legati alla caccia. “È noto – sottolinea Troiano – che la provincia di Brescia rappresenta l’hotspot del bracconaggio più importante d’Italia”. Seguono Vicenza, Udine, Verona, Napoli, Roma, Milano, Torino, e Palermo. Fa da contraltare Crotone con zero procedimenti nel 2017 mentre la Procura con meno fascicoli è stata quella di Savona (3 a carico di ignoti).

I combattimenti tra animali sono il “vero allarme, un vero affare per la criminalità – rileva il Rapporto – con migliaia di animali vittime ogni anno”. Molti i cani ritrovati con ferite da morsi o morti con cicatrici riconducibili alle lotte, sequestri di allevamenti di pit bull, pagine Internet o profili di Facebook che esaltano i cani da lotta.

Il malaffare si è da tempo infiltrato nel mondo animale – corse clandestine di cavalli, traffico di cani, bracconaggio, uso intimidatorio – ed è approdato nel mondo degli allevamenti, della macellazione e della distribuzione della carne sino al settore ittico.
L’affare dei canili e del traffico di cani Il business legato alla gestione di canili “illegali”, così come il business sui randagi, mantiene intatto il suo potenziale criminale che garantisce agli sfruttatori di questi animali introiti sicuri e cospicui, grazie a convenzioni con le amministrazioni locali per la gestione dei canili.

Il business randagismo è una vera manna per trafficoni, imbroglioni e affini che mirano alle convenzioni con gli Enti locali. La situazione del randagismo in alcune aree della Penisola continua ad essere una vera emergenza, con conseguente allarme sociale e preoccupazioni vere o presunte per la sicurezza pubblica. Cani tenuti in pessime condizioni igieniche, ammalati e non curati, tenuti in strutture fatiscenti, sporche e precarie, animali ammassati in spazi angusti, denutriti: questi alcuni casi accertati.

La tratta dei cuccioli dai Paesi dell’Est si conferma uno dei business più redditizi che coinvolge migliaia di animali ogni anno e che vede attive anche vere e proprie organizzazioni transazionali. Secondo i dati che ci sono stati forniti dagli organi di Polizia Giudiziaria, negli anni 2015 e 2016 sono stati sequestrati 964 cani e 86 gatti (dal valore complessivo di 717.800 euro). L’analisi della nazionalità delle persone denunciate conferma la transnazionalità di questo tipo di reato: russi, ungheresi, bulgari, serbi, moldavi, ucraini, slovacchi, rumeni e, ovviamente, italiani. Alcuni di loro sono stati denunciati più volte in diverse parti d’Italia.

 
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