Panace di Mantegazza, la pianta tossica che provoca ustioni e cecità anche a sfiorarla

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Alex Childress, un ragazzo di 17 anni residente in Virginia, negli Stati Uniti, dopo avere toccato la Panace di Mantegazza è rimasto ustionato al volto. La Panace di Mantegazza è diffusa anche nel nostro Paese, è una pianta originaria del Caucaso ma molto diffusa anche in Italia. Il contatto con il liquido delle foglie e dei rami provoca ustioni significative sulla pelle permanenti dopo circa 24 ore dal contatto e peggiorano gradualmente nei successivi giorni. Le zone colpite rimangono fotoreattive per parecchio tempo, anche anni.

Il giovane stava tagliando un cespuglio nell’area intorno a una fabbrica, quando un ramo gli ha toccato un braccio e il viso. Il ragazzo ha raccontato di non aver inizialmente fatto caso all’accaduto. “In ospedale mi hanno tenuto sotto la doccia per un’ora e mezza per purificare il mio corpo e abbassare il livello di ph”. Una volta a casa infatti, dopo aver fatto una doccia, la sua pelle aveva iniziato a staccarsi, con ustioni di secondo e terzo grado, e la madre, capendo che ci fosse qualcosa che non andava, lo ha portato subito al pronto soccorso.

Pericolosità. Cute e occhi: al tatto, in presenza o in seguito a radiazione solare diretta o raggi U.V., provoca gravi infiammazioni della pelle con estese lesioni bollose che possono lasciare cicatrici permanenti. Piccole quantità di linfa negli occhi possono causare cecità temporanea o anche permanente. Queste reazioni sono dovute alla presenza, nelle foglie, nei fiori, nei semi, nel tronco e nella radice di derivati furocumarinici che sono in grado di penetrare nel nucleo delle cellule epiteliali e legarsi al DNA uccidendo le cellule.

La reazione puó apparire giá dopo 15 minuti dal contatto, dopo 24 ore si possono formare arrossamenti ed accumulo di liquidi in forma di bolle. Dopo circa una settimana, la zona interessata puó presentare una pigmentazione anomala, la quale puó permanere per mesi e rimanere piú sensibile alla radiazione solare anche per alcuni anni. L’umidità atmosferica e temperature elevate possono accentuare la reazione, la quale dipende anche strettamente dalla sensibilità individuale.

Cosa fare e cosa non fare. La pianta si diffonde tramite semi, anche 30.000 negli esemplari maggiori, trasportati a qualche decina di metri dal vento, oppure a lunga distanza dall’acqua. Quindi è importante intervenire prima della fioritura mediante:

– sfalcio periodico (almeno una volta al mese durante la stagione vegetativa, da aprile), gli esemplari rispuntano ma indeboliti;
– eradicazione, mediante taglio delle radici almeno 10 cm sotto l’inserzione delle foglie basali per prevenire il ricaccio.

Le ombrelle con semi maturi  si raccolgono in sacchi da tenere chiusi ed inviare all’incenerimento con gli altri rifiuti. L’eventuale diserbo chimico richiede perizia tecnica e attenzione all’ambiente, per limitare gli ulteriori danni. Tutte le operazioni vanno eseguite con precauzione per evitare contatti epidermici: utilizzare guanti, rivestire le parti del corpo esposte, soprattutto con l’uso del decespugliatore, muoversi con attenzione tra gli esemplari.

Le diffusione di specie esotiche in maniera incontrollata negli ultimi anni sta diventando una vera e propria invasione biologica e rappresenta una delle minacce più importanti per la conservazione della biodiversità, causando anche gravi danni per l’uomo sia economici sia sanitari.
In Italia tale fenomeno, nonostante l’eterogeneità del territorio, la fragilità ambientale e l’esposizione a diversificati fenomeni di scambi commerciali, non è particolarmente grave. Ciò nonostante il fenomeno è in costante aumento sia per la spiccata antropizzazione delle aree naturali sia per la costante ricerca da parte dell’uomo di specie vegetali alloctone o esotiche da utilizzare sia come ornamento che come alimento con proprietà salutistiche.

È importante allontanare i bambini dall’area di crescita, non toccare a mani nude le piante, non ignorare il problema poiché può causare danno a persone inconsapevoli. A chi segnalo la presenza. Chiunque trova la panace di Mantegazza  è invitato a segnalarla al Comune di competenza.

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