L’estate sta scomparendo, sarà sempre più estrema

Il riscaldamento globale avrà effetti catastrofici, l’estate, come l’abbiamo conosciuta finora, sta scomparendo. In Nord America, Europa e parte dell’Asia i periodi di caldo inteso infatti potrebbero diventare persistenti e portare più frequentemente a eventi estremi, come ondate di calore, inondazioni e incendi. Lo indicano due ricerche europee pubblicate sulle riviste Nature Communications e Scientific Reports dall’Istituto di ricerca sull’impatto climatico di Potsdam.

I ricercatori hanno studiato l’influenza del riscaldamento eccessivamente fortesull’Artico causato dai gas serra prodotti dai combustibili fossili. I dati mostrano che l’uomo sta modificando gli schemi di circolazione nel cielo, con effetti disastrosi, come dimostrano gli incendi del 2016 in Canada esaminati in uno dei due studi. “Delle gigantesche correnti d’aria avvolgono il pianeta nella parte alta della troposfera (la regione dell’atmosfera che dal suolo si estende fino a 10-15 chilometri), le cosiddette ondate planetarie – spiega Hans Joachim Schellnhuber, coautore di uno dei due studi – L’umanità sta creando il caos con questi enormi venti”.

Generalmente queste ondate, trasportando catene di alta e bassa pressione, viaggiano verso est tra l’Equatore e il Polo Nord. “Possono rallentare finendo per rimanere intrappolate e bloccando il clima di una determinata regione. Le piogge possono diventare alluvioni, i giorni di sole ondate di calore e la siccità portare a incendi”, aggiunge. L’Artico si è scaldato più di tutto il resto dell’emisfero settentrionale, con conseguente riduzione delle differenze di temperatura tra il Polo Nord e l’Equatore.

Il ghiaccio sta cambiano ovunque sulla Terra. Le note nevi del Kilimanjaro si sono sciolte di più dell’80 per cento dal 1912. I ghiacciai sull’Himalaya, in India, si stanno ritraendo così rapidamente che i ricercatori ritengono che la maggior parte dei ghiacciai himalayani centrali e orientali possano potenzialmente scomparire entro il 2035. I ghiacci dell’Artico sono diventati significativamente più sottili durante la seconda metà del secolo scorso, e la loro estensione si è ridotta di circa il 10 per cento negli ultimi trent’anni. I continui rilevamenti degli altimetri laser della NASA mostrano che i confini della calotta glaciale della Groenlandia si stanno restringendo. Lo scioglimento primaverile dei ghiacci d’acqua dolce nel Northern Hemisphere avviene ora nove giorni prima rispetto a 150 anni fa, e il congelamento autunnale avviene dieci giorni dopo. Il disgelo del permafrost ha causato l’abbassamento del terreno di più di quattro metri e mezzo in alcune parti dell’Alaska.

Dall’Artico al Perù, dalla Svizzera ai ghiacciai equatoriali di Irian Jaya in Indonesia, imponenti distese di ghiaccio, colossali ghiacciai e mari ghiacciati stanno rapidamente scomparendo. Quando le temperature salgono e il ghiaccio si scioglie, più acqua affluisce nei mari dai ghiacciai, e l’acqua degli oceani si scalda e aumenta di volume.

Questa combinazione di effetti ha giocato un ruolo enorme nella crescita media globale del livello del mare tra i 10 e i 20 centimetri negli ultimi cent’anni, secondo “l’Intergovernmental Panel on Climate Change” (IPCC). Gli scienziati rilevano che il livello dei mari è cresciuto e diminuito in modo sostanziale nel corso dei 4.6 miliardi di anni di vita della Terra. Ma la velocità attuale dell’innalzamento del livello del mare si discosta dalla crescita media degli ultimi due o tremila anni e sta aumentando più rapidamente – circa un quarto di centimetro all’anno. Un mantenimento o un’accelerazione di questa tendenza possiede il potenziale per causare impressionanti cambiamenti nelle linee costiere mondiali.

 
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