Ue favorevole ad abolire il cambio d’ora due volte l’anno

La Commissione europea si è detta favorevole ad abolire lo spostamento delle lancette degli orologi, che secondo alcuni studi provoca insonnia, stress e difficoltà di concentrazione.

Dal comunicato diffuso dalla Commissione Europea emerge che solo lo 0,04% della popolazione italiana ha partecipato alla consultazione on line lanciata sull’ora legale, che ha portato alla decisione politica, annunciata oggi, di proporre ai colegislatori, Parlamento Europeo e Consiglio, di abolire l’obbligo di passare dall’ora solare a quella legale in primavera e da quella legale a quella solare in autunno. Per contro, hanno preso parte alla consultazione on line ben il 3,79% della popolazione tedesca e il 2,94% di quella austriaca.

Il cambio di ora e il ritmo sonno-veglia. L’organismo umano è caratterizzato da ritmi di funzionamento a cadenza quotidiana. Si tratta dei ritmi circadiani (dal latino dies che significa giorno) o giorno-notte, che consistono in variazioni cicliche delle attività biologiche umane. Praticamente tutto il funzionamento del nostro corpo è influenzato da questi cicli che riguardano la pressione arteriosa, la resistenza alla fatica, il tono muscolare, la temperatura corporea, la frequenza cardiaca, il funzionamento renale, alcune funzioni endocrine ecc.

Sicuramente il parametro di funzionamento maggiormente influenzato è il ritmo sonno-veglia. Esistono delle notevoli differenze individuali che permettono di operare una distinzione, in base al momento di maggior efficienza, tra persone “mattutine” e “serali”. I ritmi circadiani possono essere sfasati da particolari eventi come il cambio di fuso orario o un lavoro notturno. Gli studiosi si sono chiesti se questa sorta di orologio interno sia regolato da fattori esogeni (esterni, come l’alternarsi del giorno e della notte) o endogeni (interni). Per rispondere a questo interrogativo dei soggetti sono stati posti in un ambiente chiuso senza variazioni di luce e temperatura e, ovviamente, senza orologi.

In uno di questi esperimenti, dopo 40 giorni si osservò che si era mantenuto un andamento ritmico, ma che questo ritmo era rallentato passando dalle 24,5 ore alle 46. Dunque, in assenza di indicatori esterni è come se il tempo soggettivo rallentasse. È comunque interessante il fatto che i soggetti tornati alla vita quotidiana e a tutti i suoi indicatori di tempo, siano rapidamente (3 giorni circa) anche tornati ai ritmi circadiani consueti.

Alla consultazione hanno risposto circa 4,6 mln di europei di tutti gli Stati membri, ma il tasso di partecipazione varia molto da Paese a Paese: solo i rumeni hanno dimostrato un interesse limitato come quello dei cittadini italiani all’argomento, eccezion fatta per i britannici, ormai sull’uscio dell’Ue (ha partecipato solo lo 0,2% della popolazione del Regno). Alla scarsa partecipazione nel nostro Paese ha contribuito probabilmente anche il periodo scelto per la consultazione, dal 4 luglio al 16 agosto, che coincide con le vacanze estive. L’84% dei partecipanti al sondaggio si è detto favorevole ad abolire il cambiamento di orario, che avviene due volte all’anno.

Il cambiamento dell’ora è più sentito, in linea generale, nei Paesi nordici, poiché il passaggio da un regime all’altro ha un vantaggio limitato a mano a mano che ci si sposta verso nord, dato che le giornate estive a settentrione sono di per sé lunghe, quindi i vantaggi percepiti di passare all’ora legale, che allunga il lasso temporale di illuminazione nelle ore della giornata in cui la popolazione è più attiva, sono via via minori. Dopo la Germania e l’Austria, che è un Paese di lingua tedesca ma non molto settentrionale, hanno partecipato in modo cospicuo il Lussemburgo (1,78%), la Finlandia (0,96%) e l’Estonia (0,94%). Tuttavia anche la meridionale Cipro mostra un tasso di partecipazione di tutto rispetto (0,88% della popolazione).

 
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