I castagneti italiani vittime della vespa cinese, produzione di castagne ridotta del 20%

I boschi di castagno in Italia hanno oggi una minaccia: il “cinipide galligeno del castagno” (Dryocosmus kuriphilus Yasumatsu), noto come “vespa cinese”. Un parassita originario del Nord della Cina che, in due decenni, ha già causato una riduzione della produzione di castagne del 20%.

In Italia i castagneti da frutto rivestono storicamente una considerevole importanza, sia a livello socio-economico sia ambientale. Il nostro Paese ha da sempre avuto un ruolo leader nel mercato internazionale della castagna e dei prodotti derivati, con le numerose varietà DOP e IGP presenti nelle diverse regioni.

I nostri castagneti rivestono anche un importante ruolo per la tutela della biodiversità. I boschi di castagno in Italia rappresentano circa il 7,5% del totale della superficie forestale nazionale (che copre ormai, con circa 11 milioni di ettari, un terzo del territorio nazionale). I castagneti sono un importante patrimonio forestale, in gran parte impiantato dall’uomo, la cui presenza si concentra soprattutto in Piemonte, Toscana, Liguria (che insieme rappresentano il 50% del patrimonio nazionale dei castagneti), oltre che in Lombardia, Calabria, Campania, Emilia Romagna e Lazio. I castagneti si concentrano soprattutto in aree di alta -collina e media montagna, in una fascia altitudinale compresa tra i 500-1000 m s.l.m.

Questo ingente patrimonio ha però oggi una minaccia: il cinipide galligeno del castagno Dryocosmus kuriphilus Yasumatsu, noto come vespa cinese, è un parassita originario del Nord della Cina, ormai diffuso anche nei castagneti italiani, dove, in due decenni, ha già causato una riduzione della produzione di castagne dal 60 all’80% nel periodo di massima diffusione, ed una forte riduzione dell’attività vegetativa degli alberi colpiti dal parassita, con un aumento di mortalità delle giovani piante, dei disseccamenti delle chiome nelle piante adulte e conseguente maggiore suscettibilità ad altre patologie.

La sua diffusione è avvenuta, in un primo momento, attraverso materiale vivaistico infetto e, successivamente, mediante il volo attivo delle femmine e il trasporto accidentale delle stesse ad opera dell’uomo.

L’allarme viene dall’ISPRA (il centro studi del Ministero dell’Ambiente), che ha pubblicato un rapporto sui metodi per difendere i nostri castagneti dall’attacco di questo parassita. La sua diffusione è avvenuta attraverso materiale vivaistico infetto. Nel nostro paese non sono autorizzati prodotti chimici per il controllo del cinipide nei castagneti. I trattamenti sperimentali con insetticidi non hanno dato risultati confortanti: il loro impiego anzi ha causato un incremento dei livelli di infestazione, uccidendo i parassiti che limitano la proliferazione della vespa.

Per l’Ispra, il contrasto migliore al cinipede è proprio la diffusione di questi parassiti, che utilizzano il Dryocosmus kuriphylus come fonte alimentare, sviluppandosi a sue spese. Tra questi insetti ci sono diverse specie del genere Torymus, in particolare il Torymus sinensis. La lotta biologica con questo ha trovato già una vasta diffusione in molte regioni italiane – ad esempio Piemonte e Toscana – con significativi successi.

 
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