Il nucleare indispensabile per abbattere la CO2: il rapporto del Mit

La sfida del cambiamento climatico sarà molto difficile e costosa da risolvere per l’umanità se non si considererà in maniera significativa l’energia nucleare all’interno delle tecnologie energetiche a basse emissioni di carbonio. Lo rileva il rapporto del Massachusetts Institute of Technology (Mit) che punta l’indice sullo stallo attuale nello sviluppo dell’energia nucleare, pari al 5% della produzione di energia complessiva nel mondo, e discute le possibili misure per fermare o invertire questa tendenza.

Redatto dagli esperti del Mit in collaborazione con esperti dell’Idaho National Laboratory e dell’Università del Wisconsin a Madison, viene presentato in settimana a Londra, Parigi e Bruxelles, il 25 settembre a Washington e il 9 ottobre a Tokyo.

Il rapporto è l’ottavo della serie pubblicata dal Dipartimento Energia del Mit a partire dal 2003 con l’obiettivo di fornire un aiuto a ricercatori, politici e mondo industriale in un’epoca caratterizzata dalla crescente domanda di energia. Nel documento si rileva che il settore dell’elettricità, in particolare, è il primo candidato a una profonda trasformazione del settore energetico. Secondo le stime più recenti il consumo totale di elettricità è destinato a crescere del 45% entro il 2040 e il rapporto dimostra che escludere il nucleare dagli scenari a bassa emissione di carbonio potrebbe portare a un rialzo drammatico dei costi medi dell’elettricità.

“La nostra analisi dimostra che sfruttare il potenziale dell’energia nucleare è cruciale per raggiungere l’obiettivo di un futuro di energia decarbonizzata in molte regioni del mondo”, rileva Jacopo Buongiorno, autore del rapporto con John Parsons. Guardando al futuro dell’energia nucleare, il rapporto analizza le tecnologie di costruzione delle centrali attuali e quelle all’orizzonte, rilevando che in questo ambito saranno necessari cambiamenti importanti per aumentare la sicurezza e ridurre i costi.

Nel futuro del nucleare non c’è solo la fissione: numerosi gruppi di ricerca sono impegnati nelle tecnologie per la fusione nucleare, ad esempio con il progetto internazionale Iter e, in Italia, il progetto Dtt (Divertor Tokamak Test). Commentando il rapporto, il responsabile della Divisione Tecnologie della fusione del Dipartimento Fusione e Sicurezza Nucleare dell’Enea, Giuseppe Mazzitelli, ha osservato che “ci vorrà tempo, ma questo è un indirizzo chiaro verso fonti che, energeticamente e dal punto di vista climatico, sono il meglio che si possa avere perché non c’è emissione di Co2 e, nel caso della fusione ,non ci sono neanche le scorie”.

 
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