Nuova direttiva sul copyright, il parlamento Ue approva

Il parlamento europeo, riunito in plenaria a Strasburgo, ha approvato la direttiva sul copyright (con 438 sì, 226 no e 38 astenuti) e dato l’ok alla risoluzione per l’attivazione dell’articolo 7 contro l’Ungheria di Viktor Orban (448, 197 si sono espressi contro, 48 si sono astenuti, per un totale di 693 votanti). Il verdetto sul diritto d’autore è arrivato dopo una procedura-fiume dove gli eurodeputati hanno dovuto vagliare le decine di emendamenti piovuti sul testo dopo la bocciatura dello scorso luglio. Il voto sulla risoluzione «anti-Orban», firmata dall’eurodeputata verde Judith Sargentini, ha incassato a sua volta l’approvazione dell’Eurocamera e passa nelle mani del Consiglio europeo. Saranno i leader Ue a decidere se attivare o meno sanzioni contro Budapest.

La direttiva sul copyright è stata emendata in profondità, rispetto al testo orignario, ma ha conservato i due articoli più controversi: l’11 e il 13, in entrambi i casi dopo le modifiche intervenute nei vari passaggi procedurali che hanno portato al via libera di oggi. L’articolo 11 è diventato noto come «link tax», anche se non si parla di tassare i collegamenti ipertestuali. L’Ue può imporre agli Stati membri di fornire agli editori di «pubblicazioni giornalistiche» diritti che permettano loro di «ottenere una giusta e proporzionata remunerazione per l’uso digitale delle loro pubblicazioni dai provider di informazioni (le piattaforme già citate sopra, ndr)». Il vincolo non esclude l’utilizzo di quelle stesse pubblicazioni in forma privata e non commerciale, oltre a raccomandare che «gli autori siano sicuri di ricevere un’appropriate del valore aggiunto incassato dagli editori dall’uso delle proprie pubblicazioni».

L’articolo 13 ha incluso invece una misura ribattezzata «upload filter» (filtro sugli upload). In breve, le piattaforme online sono chiamate a «siglare contratti di licenza con i proprietari dei diritti, a meno che questi non abbiano intenzione di garantire una licenza o non sia possibile stipularne». In assenza di un accordo, gli stessi fornitori di servizi online devono predisporre «misure appropriate e proporzionate che portino alla non disponibilità di lavori o altri argomenti che infrangano il diritto d’autore o diritti correlati».

Adinolfi (M5S): “Vince il partito bavaglio, legalizzata la censura”  “Una pagina nera per la democrazia e la libertà dei cittadini. Con la scusa della riforma del copyright, il Parlamento europeo ha di fatto legalizzato la censura preventiva. Il testo approvato oggi dall’aula di Strasburgo contiene l’odiosa link tax e filtri ai contenuti pubblicati dagli utenti. È vergognoso! Ha vinto il partito del bavaglio” dichiara l’europarlamentare del Movimento 5 Stelle Isabella Adinolfi. “Purtroppo sono stati respinti tutti gli emendamenti di stralcio che il Movimento 5 Stelle aveva presentato. In particolare, l’articolo undici che prevede l’introduzione della cosiddetta #linktax, e il tredici che mira a introdurre una responsabilità assoluta per le piattaforme, nonché un meccanismo di filtraggio dei contenuti caricati dagli utenti”, conclude.

 
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