Collisione navi: Marevivo, ferita inferta al santuario dei cetacei

Alcuni incidenti che si verificano in mare, con procedure e misure riguardanti soprattutto il traffico marittimo, si dovrebbero evitare. Da tempo Marevivo, con il progetto “Autostrade del mare”, le campagne in difesa dei cetacei e la promozione delle aree marine protette, ha richiesto un rafforzamento mirato dei sistemi di sicurezza della navigazione e di quelli di monitoraggio del traffico marittimo, sottolineando i rischi della sua intensificazione, soprattutto in una bacino chiuso come il Mediterraneo.

Per il Delegato di Marevivo a Livorno, Antonio Fulvi: «Il Santuario ad oggi è una dichiarazione platonica, perché non ci sono divieti di pesca, non ci sono in particolare per quella di palangari e pesca del tonno e del pescespada (salvo le limitazioni nazionali) e specialmente non ci sono “corridoi” della navigazione dei mercantili e dei traghetti, che incrociano a tutta velocità verso Sardegna e Corsica. Secondo i dati ufficiali, ogni anno 40 balene o balenottere sono speronate e uccise dalle navi.

Molti delfini sono allamati dai palangari e l’inquinamento acustico di centinaia di navi è spesso causa di fatale disturbo ai sistemi di localizzazione sonar dei cetacei. Risulta che per prima una compagnia, Corsica e Sardinia Ferries, abbia già istallato a bordo un sistema satellitare che consente di individuare anche di notte eventuali cetacei sulla rotta (sistema Repcet) che per i francesi è invece obbligatorio su tutte le navi mercantili oltre 24 metri».

«Abbiamo proposto più volte- dichiara Rosalba Giugni, Presidente di Marevivo – un monitoraggio ambientale mirato sugli impatti della navigazione e del trasporto marittimo, soprattutto in una zona protetta per i cetacei dove si verifica il fenomeno dell’upwelling. È inaccettabile che in un Santuario non ci sia un limite al transito navale che per gli animali marini rappresenta una fonte di stress.

L’inquinamento acustico, prodotto dalle numerose imbarcazioni, oltre che dalle attività militari e costiere, interferisce con il biosonar dei Cetacei e con il loro udito fondamentale per le loro attività di ricerca del cibo e di riproduzione. Bisogna impegnarsi maggiormente per rendere le attività economiche dell’uomo sostenibili con la salvaguardia del Capitale naturale».

 
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