Giornata mondiale degli animali, italiani divisi su fauna selvatica

Il 4 ottobre è la Giornata mondiale dedicata agli animali, che si celebra in onore di San Francesco d’Assisi, il loro santo patrono. L’evento, diventato internazionale dal 1931, quest’anno è giunto alla sua 87esima edizione e prevede numerose iniziative in tutto il mondo, compresa l’Italia.

Nata inizialmente per salvaguardare le specie a rischio, la giornata è stata istituita ufficialmente nel maggio del 1931 durante un congresso organizzato da associazioni animaliste tenutosi a Firenze. Con il tempo ha assunto anche altri significati, tra cui quello di sensibilizzare l’opinione pubblica rispetto all’importanza degli animali e della loro tutela, con l’idea, come si legge sul portale ad essa dedicato, che una maggiore consapevolezza sul tema possa contribuire a sviluppare una “cultura compassionevole che si nutra di riforme legali e progressi sociali per rendere questo mondo un luogo più giusto per tutte le creature viventi”.

Italiani divisi su fauna selvatica. Gli animali selvaggi sono in aumento, grazie a maggiori tutele e all’abbandono delle campagne, che allarga il loro habitat. Aumentano così le interazioni con gli umani e le loro attività, soprattutto l’agricoltura e l’allevamento. E crescono quindi danni e paure. A tutto questo, c’è chi vuole rispondere con le doppiette, abbattendo gli animali dannosi e pericolosi. E c’è invece chi vuole sistemi incruenti, che tengano lontana la fauna senza farle male.

Proviamo a fare un elenco dei problemi. Ci sono i cinghiali, che devastano le colture e oramai scorrazzano in città. Non sono aggressivi, ma per difendere i cuccioli possono attaccare. I caprioli e i cervidi sono adorabili, ma non per i campi e gli orti. I lupi negli ultimi anni si sono moltiplicati: non attaccano l’uomo, ma le greggi e il bestiame sì. In Trentino il ripopolamento degli orsi ha portato a qualche aggressione ad escursionisti e a danni a pollai e coltivazioni.

Poi ci sono le nutrie che si moltiplicano lungo i corsi d’acqua (più brutte a vedersi che pericolose), i gabbiani che imperversano sui cassonetti della spazzatura, i piccioni e i pappagalli che ricoprono di guano i marciapiedi.

Per risolvere i problemi, agricoltori e allevatori in genere propendono per gli abbattimenti. E molti enti locali danno loro ragione. Le province di Trento e Bolzano hanno approvato leggi per abbattere orsi e lupi ritenuti pericolosi (impugnate dal Ministero dell’Ambiente). Le due Province e le Regioni Toscana, Veneto e Val d’Aosta, vorrebbero inserire nel Piano Lupo del Ministero la possibilità di abbattimenti selettivi.

Dall’altra parte ci sono gli animalisti. Per loro la fauna selvatica non va toccata: la caccia va abolita, i campi vanno protetti coi recinti, le greggi coi cani pastori. E gli escursionisti devono imparare come ci si comporta con gli orsi.

Il contrasto finisce per diventare anche politico. I leghisti sono più sensibili alle ragioni di agricoltori e cacciatori, i pentastellati sono più vicini ad ambientalisti e animalisti. Il ministro dell’Ambiente, il grillino Sergio Costa, è contrario agli abbattimenti, mentre il suo collega alle Politiche agricole, il leghista Gian Marco Centinaio, è fortemente sostenuto dalle associazioni venatorie.

 
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