Malattia di Lyme, centinaia di casi in Friuli Venezia Giulia

La malattia di Lyme è diffusissima in Friuli Venezia Giulia con centinaia di casi, basti pensare che il primo isolamento italiano del germe responsabile è avvenuto a Trieste nel 1987, è un’infezione trasmessa dalle zecche e causata dalla spirocheta the spirochete Borrelia burgdorferi Borrelia burgdorferi.

I sintomi precoci comprendono rash cutaneo eritematoso migrante, che può essere seguito dopo settimane o mesi da alterazioni neurologiche, cardiache o articolari. La diagnosi è essenzialmente clinica negli stadi iniziali della malattia, ma i test sierologici possono aiutare a diagnosticare complicanze cardiache, neurologiche e reumatologiche che si verificano nelle fasi tardive della malattia. La terapia prevede l’utilizzo di antibiotici come doxiciclina o ceftriaxone.

Attualmente alla clinica udinese è ricoverato un paziente con meningite da Lyme e sono circa un paio al mese i casi che arrivano «con forme invasive del cervello o delle articolazioni, ma sono una minoranza rispetto ai casi in forma iniziale che è molto blanda», spiega l’infettivologo Matteo Bassetti. Provocata dal batterio Borrelia burgdorferi, la malattia è veicolata dalla puntura delle zecche. La diffusione in Friuli Venezia Giulia è legata alla conformazione geografica, alla presenza di montagne, boschi, agricoltura e tanti animali selvatici. Il tutto contribuisce a rendere il Fvg l’habitat perfetto per la zecca e quindi anche per la Borrelia che può colonizzare queste zecche.

Il fastidio causato dal morso è solo uno dei problemi associato alle zecche. Infatti, anche più grave è la loro estrema capacità di veicolare agenti patogeni di diversa natura (virus, batteri, protozoi) responsabili di pericolose malattie per l’uomo. Questa è la stagione in cui aumenta il rischio di contrarre la Borrelia, una malattia multisistemica veicolata dalle cosiddette “zecche del bosco” (Ixodes ricinus), che vivono principalmente nelle aree rurali e boschive, unbatterio molto diffuso e pericoloso, per gli adulti così come per bambini, perché provoca la malattia di Lyme”.

La rimozione della zecca va effettuata utilizzando una pinzetta con un leggero movimento di trazione-rotazione. Prima della rimozione della zecca non vanno invece usati olio e alcool o altre sostanze emollienti o disinfettanti per evitare che la stessa rigurgiti, con conseguente aumento del pericolo d’infezione.

Nella saliva dell’animale infatti è contenuta una sostanza che ha un effetto anestetico. Pertanto, nel dubbio, “è indispensabile informarsi e informare sui viaggi fatti nel mese precedente la comparsa dei sintomi, così che il medico abbia tutti gli strumenti per diagnosticare la patologia”, spiega Ermenegildo Francavilla, Direttore Unità Operativa di Malattie Infettive Ospedale di Belluno e membro Simit. “In provincia di Belluno, dal 1994 ad oggi – continua – sono 194 i casi di encefalite da zecche segnalati, ovvero poco meno della metà di quelli registrati in Italia. Ma fortunatamente nessun decesso”.

Nel 70-90% dei casi la malattia decorre in maniera asintomatica. Nei casi sintomatici il tempo di incubazione variabile. L’andamento dei sintomi e’ spesso bifasico: dopo un primo episodio simil-influenzale si ha un periodo di relativo benessere della durata di 7-10 giorni, cui segue la malattia vera e propria. Il morso della zecca spesso non viene avvertito perch nella saliva dell’animale contenuta una sostanza che ha un effetto anestetico nelle ghiandole salivari. E’ opportuno che chi si rende conto di essere stato morso da una zecca prenda contatto con un medico.

Malattie trasmesse dalle zecche. Gli Ixodidi sono in grado di trasmettere all’uomo numerose e differenti patologie: la borreliosi di Lyme, l’ehrlichiosi, le febbri bottonose da rickettsiae, la tularemia, la febbre Q, la babesiosi e l’encefalite virale. Gli Argasidi sono vettori di patologie meno rilevanti dal punto di vista epidemiologico: febbri ricorrenti da zecche e febbre Q. Con l’inizio della bella stagione le zecche abbandonano lo stato di letargo invernale e si avviano alla ricerca di un ospite da parassitare. Nei mesi primaverili ed estivi, che vanno da aprile a ottobre, è quindi più frequente cadere vittima del cosiddetto “morso da zecca”. Il morso della zecca non è di per sé pericoloso per l’uomo, i rischi sanitari dipendono invece dalla possibilità di contrarre infezioni trasmesse da questi animali in qualità di vettori.

 
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