Rapporto GreenItaly 2018: Green jobs, 474mila contratti attivati

Che l’economia e la società stanno imboccando la via della sostenibilità, e difficilmente si tornerà indietro. Nuovi consumi e stili di vita più sostenibili e responsabili (non solo nei Paesi occidentali, vedi la Cina) stanno trasformando l’apparato produttivo mondiale.

Come da 8 anni racconta GreenItaly (realizzato da Symbola e Unioncamere, col patrocinio del Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare, in collaborazione con CONAI e Novamont), in Italia questo cammino verso il futuro incrocia strade che arrivano dal passato e che ci parlano di una spinta alla qualità, all’efficienza, all’innovazione, alla bellezza. Una sintonia tra identità e istanze del futuro che negli anni bui della crisi è diventata una reazione di sistema, una sorta di missione produttiva indicata dal basso, spesso senza incentivi pubblici, da una quota rilevante delle nostre imprese.

Una scelta non scontata, soprattutto in tempi di crisi, che si basa su investimenti e produce lavoro. Una scelta coraggiosa e vincente. Per le imprese, che investendo diventano più sostenibili e soprattutto più competitive. E per il Paese, che nella green economy e nell’economia circolare ha riscoperto antiche vocazioni (quella al riciclo e all’uso efficiente delle risorse) e ha trovato un modello produttivo che grazie all’innovazione, alla ricerca, alla tecnologia ne rafforza l’identità, le tradizioni, ne enfatizza i punti di forza. Un modello produttivo e sociale che offre al Paese la possibilità di avere un rilevante ruolo internazionale.

È quest’Italia la protagonista di GreenItaly, il ritratto – scritto con la collaborazione di molti esperti e associazioni – della green economy tricolore, che attraversa tutti i settori e coinvolge tutte le filiere produttive. Un’Italia che fa l’Italia, nonostante i tanti luoghi comuni e le letture a senso unico della realtà.

Sono oltre 345.000 le imprese italiane dell’industria e dei servizi con dipendenti che hanno investito nel periodo 2014-2017, o prevedono di farlo entro la fine del 2018 (nell’arco, dunque, complessivamente di un quinquennio) in prodotti e tecnologie green. In pratica una su quattro, il 24,9% dell’intera imprenditoria extra-agricola. E nel manifatturiero sono quasi una su tre (30,7%): la green economy è, per un pezzo considerevole delle nostre imprese, un’occasione colta. Solo quest’anno, anche sulla spinta dei primi segni tangibili di ripresa, circa 207 mila aziende hanno investito, o intendono farlo entro dicembre, sulla sostenibilità e l’efficienza.

Non è difficile capire le ragioni di queste scelte. Le aziende di questa GreenItaly, dove il made in Italy assume, hanno un dinamismo sui mercati esteri nettamente superiore al resto del sistema produttivo italiano: con specifico riferimento alle imprese manifatturiere (5-499 addetti), quelle che hanno segnalato un aumento dell’export nel 2017 sono il 34% fra quelle che hanno investito nel green contro il più ridotto 27% relativo al caso di quelle che non hanno investito: un vantaggio competitivo che si conferma anche per le previsioni al 2018 (32% contro 26%). Queste imprese innovano di più delle altre: il 79% ha sviluppato attività di innovazione, contro il 43% delle non investitrici (quasi il doppio).

Innovazione che guarda anche a Impresa 4.0: mentre tra le imprese investitrici nel green il 26% ha già adottato o sta portando avanti progetti per adottare misure legate al programma Impresa 4.0, tra quelle non investitrici nella sostenibilità ambientale tale quota si ferma all’11%. Sospinto da export e innovazione, il fatturato ne trae in complesso benefici: basti pensare che un aumento del fatturato nel 2017 ha coinvolto il 32% delle imprese investitrici nel green (sempre con riferimento al manifatturiero tra 5 e 499 addetti), contro il 24% nel caso di quelle non investitrici. Anche nelle previsioni per il 2018 tale divario si conferma (27% contro 22%).

Sulla base delle indagini Unioncamere nel 2018 si prevede poi una domanda di green jobs pari a quasi 474.000 contratti attivati, il 10,4% del totale delle figure professionali richieste per l’anno in corso, che si tratti di ingegneri energetici o agricoltori biologici, esperti di acquisti verdi, tecnici meccatronici o installatori di impianti termici a basso impatto; nel manifatturiero si sfiora il 15%. Se guardiamo alle competenze trasversali che le imprese si aspettano di trovare nei lavoratori previsti in assunzione, riscontriamo un’aspettativa sistematicamente più elevata nell’ambito dei green jobs, rispetto alle altre figure professionali: ciò vale per la capacità comunicativa (scritta e orale), per l’attitudine a lavorare in gruppo, la capacità di risolvere problemi, quella di lavorare in autonomia per la propensione alla flessibilità e all’adattamento.

Focalizzando infine l’attenzione sui soli dipendenti e scendendo nel dettaglio delle aree aziendali, notiamo come in quella della progettazione e della ricerca e sviluppo il 63,5% dei nuovi contratti previsti per il 2018 siano green, a dimostrazione del legame sempre più stretto tra green economy e innovazione aziendale.



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