A Treviso intervento al cuore senza bisturi, il primo al mondo

L’Emodinamica e la Cardiologia dell’ospedale Ca’ Foncello di Treviso hanno salvato la vita a una paziente di 64 anni “chiudendo un foro all’interno del cuore con una molletta adattata per il caso specifico, scongiurando così il rischio di una emorragia fatale”. Il tutto senza usare il bisturi.

“Nella letteratura scientifica mondiale ad oggi non ci sono casi clinici risolti in questo modo con una chiusura, eseguita tutta per via percutanea (senza chirurgia tradizionale), di uno pseudo aneurisma (una raccolta di sangue che si forma tra due strati di tessuto) post chirurgico del ventricolo sinistro del cuore di una paziente.

Una strategia – spiega Cernetti – nata grazie alla stretta collaborazione all’interno del Dipartimento Neuro-Cardio-Vascolare che comprende la Cardiologia di Treviso, la Cardiologia di Motta di Livenza, la Neurologia, la Neurochirurgia, la Cardiochirurgia la Chirurgia Vascolare e, in particolare, grazie alla quotidiana ed affiatata collaborazione tra la Cardiologia e la Cardiochirurgia, diretta dal dottor Minniti”.

“Esprimo le congratulazioni a Cernetti e ai suoi collaboratori per un successo a livello nazionale meritatissimo – sottolinea il direttore generale Francesco Benazzi -. E’ un’affermazione importante; non per mera soddisfazione, ma perché riconosce l’alto livello dei nostri professionisti e di quello che viene fatto ogni giorno in questi reparti a beneficio dei cittadini affidati alle nostre cure

Il caso clinico, che sarà presto pubblicato, ha anche primeggiato a livello nazionale, vincendo la competizione scientifica tra tutte le emodinamiche italiane che si svolge ogni anno al congresso nazionale Gise. “Nessuno aveva mai provato a coagulare uno pseudo aneurisma post chirurgico al ventricolo sinistro, una raccolta di sangue che si forma tra due strati di tessuto, una complicanza piuttosto rara che si può presentare dopo un intervento chirurgico – ha aggiungo Cernetti – raggiungendo il cuore partendo dalla gamba, attraverso l’arteria femorale, esclusivamente con un sondino di due millimetri. Inoltre il paziente assumeva elevati immunosoppressori che rendono i tessuti fragili.

Quello del paziente che abbiamo operato – ha concluso – è un caso clinico con condizioni davvero fuori dall’ordinario. Abbiamo lavorato in team e ora però sta bene”.

 
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