Antartide, bloccato il progetto per la più grande riserva marina del mondo

Sfumata la possibilita di creare il più grande parco marino al mondo nell’Oceano Meridionale presso l’Antartide, uno degli ecosistemi più importanti della Terra. Il responso è arrivato in seguito all’ultima riunione della Commissione per la conservazione delle risorse marine dell’Antartide (Ccamlr), svoltasi pochi giorni fa in Tasmania.

La riserva avrebbe protetto specie minacciate e aiutato a mitigare i cambiamenti climatici, ma il divieto di pesca sarebbe stato sgradito ad alcune nazioni. 

A bloccare il piano, che era stato proposto nel 2014 e approvato in linea di principio nel 2016, è stato il veto di Russia, Cina e Norvegia, che hanno un’intensa attività peschereccia nella regione. Secondo il piano sarebbero stati protetti oltre 1,5 milioni di kmq del Mare di Ross, fra cui 1,1 milioni di kmq, pari all’area combinata di Spagna e Francia, riservati come “zona di protezione generale”, con divieto assoluto di pesca per salvaguardare specie fra cui pinguini, balene orca, balene blu e foche leopardo.

La protezione era considerata urgente data l’importanza, per le risorse naturali dell’intero pianeta, dell’Oceano Meridionale, che secondo le stime produce circa tre quarti delle sostanze nutrienti che sostengono la vita nel resto degli oceani. Secondo gli esperti avrebbe anche svolto un ruolo chiave nell’affrontare il cambiamento climatico, poiché i mari attorno all’Antartide assorbono quantità enormi di CO2 dall’atmosfera.

Hanno reagito con sgomento i gruppi ambientalisti, che avevano mobilitato due milioni di persone in sostegno del piano. “Era un’opportunità storica per creare la più grande area protetta sulla terra, proteggendo la fauna, affrontando il cambiamento climatico e migliorandola salute degli oceani globale”, ha detto Frida Bengtsson, della campagna di Greenpeace ‘Protect the Antarctic’.

Fin dall’Ottocento le esplorazioni hanno aperto l’Antartide agli studi scientifici, portando tuttavia anche problemi quali sfruttamenti indiscriminati di risorse marine, pesca eccessiva del krill antartico, attività militari e difficili equilibri geopolitici. Per disinnescare pretese e contenziosi su porzioni del continente e per stabilirne l’uso pacifico, già nel 1958, al termine dell’Anno Geofisico Internazionale, venne siglato da 12 Paesi il trattato di Washington, entrato in vigore nel 1961, accordo che congelava le rivendicazioni di sovranità e metteva al bando qualsiasi attività di carattere militare in favore della cooperazione per la ricerca.

 
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