Batterio Killer, due decessi da Micobatterio Chimera in Emilia Romagna

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In Emilia-Romagna ci sono stati due decessi accertati causati dall’infezione da Micobatterio Chimera. Per altri due casi sospetti sono in corso verifiche, mentre per un centinaio di cartelle, su 134, l’indagine deve partire.

È l’esito a ieri, secondo quanto riportato dal Corriere di Bologna, dei controlli avviati dalla Regione in seguito alla richiesta da parte del ministero della Salute che vuole individuare tutte le persone infettate tra il 2010 e il 2018 dal batterio responsabile della morte di un anestesista vicentino, deceduto il 2 novembre, e per la cui infezione sono in corso accertamenti su altri casi sospetti in Veneto.

“Abbiamo due casi di decesso causato dall’infezione di quel batterio, avvenuti al Salus Hospital di Reggio Emilia, casi che abbiamo segnalato al ministero della Salute quest’estate – spiega al Corriere bolognese l’assessore alla Sanità dell’Emilia-Romagna Sergio Venturi -, su altri due casi sospetti sono in corso le verifiche”.

Il Mycobacterium chimaera, è diffuso in natura e presente soprattutto nell’acqua potabile. È fondamentalmente innocuo, ma durante le operazioni a cuore aperto, si trasmette attraverso dispositivi tecnici contaminati per la circolazione extracorporea (CEC), che sostituiscono temporaneamente le funzioni cardio-polmonari e regolano la temperatura del sangue durante l’intervento.

Anche se le infezioni da questo micobatterio sono abbastanza rare (un paziente su 10.000), gli scienziati avevano già avvertito di non abbassare la guardia. Già nel 2013, ricercatori di Zurigo avevano identificato l’infezione da Mycobacterium chimaera, e le misure di prevenzione erano state rafforzate. Finora non si sapeva però come l’agente patogeno arrivasse nei cosiddetti apparecchi per ipotermia.

La risposta è arrivata da una equipe internazionale che ha effettuato un’analisi di 250 campioni di sangue di 21 pazienti che avevano avuto un’infezione postoperatoria in Svizzera, Paesi Bassi, Germania, Regno Unito, Australia e Stati Uniti. I ricercatori hanno poi paragonato le sequenze genetiche dei germi presenti nei malati con quelle dei batteri trovati nei macchinari e nell’aria delle sale operatorie, nonché nei centri di produzione delle stesse apparecchiature.