Influenza, al via la campagna vaccinale, in Toscana spesi 2 milioni di euro

Parte la campagna vaccinale contro l’influenza promossa dalla Regione Toscana. L’offerta del vaccino è gratuita per gli anziani ultrasessantacinquenni, per le persone appartenenti alle categorie a rischio, per gli operatori della sanità e da quest’anno, anche per tutti i donatori di sangue.

L’Asl Toscana Centro ha messo a disposizione 353.000 dosi di vaccino, per una spesa complessiva di 2.012.100 euro.  Alla campagna hanno aderito, anche per quest’anno, la totalità dei medici di medicina generale e pediatri (oltre 1.300 nell’AUSL Toscana centro) con grande impegno e collaborazione in modo da assicurare un’ampia copertura vaccinale.

In occasione della campagna di vaccinazione antinfluenzale sarà proposto agli anziani la somministrazione gratuita di fialette di vitamina D. Lo scopo è quello di favorire la prevenzione di fratture le cui conseguenze, spesso, per gli anziani sono molto pesanti. Assumendo la vitamina D viene migliorata la forza muscolare e ridotta la frequenza di cadute accidentali, soprattutto durante i mesi invernali, quando senza l’esposizione al sole, è più alto il rischio di ipovitaminosi.

“Solo con il vaccino si possono ridurre i sintomi ed i rischi – sottolinea il direttore sanitario, Emanuele Gori- e il nostro servizio sanitario offre ai cittadini una importante opportunità che evita non solo di ammalarsi ma limita la circolazione del virus, così da proteggere l’intera comunità”. Nella scorsa campagna di vaccinazione (2017/2018) nell’area di riferimento dell’Asl Toscana centro, la copertura vaccinale antinfluenzale nei soggetti di età uguale o superiore a sessantacinque anni è stata del 57,12%.

Sono già 125 mila in tutto gli italiani che si stima siano stati colpiti dall’inizio della sorveglianza epidemiologica, circa 71 mila nell’ultima settimana osservata, dal 22 al 28 ottobre. Sono i dati che emergono dal bollettino della rete Influnet coordinata dall’Istituto superiore di sanità, con il sostegno del ministero della Salute e il contributo dei camici bianchi ‘sentinella’, medici di famiglia e pediatri di libera scelta delle varie regioni.

Secondo il report, l’attività dei virus influenzali è ai livelli di base in tutte le regioni italiane (anche se, si puntualizza, non tutti i medici partecipanti alla sorveglianza hanno reso disponibili i dati raccolti).

L’allarme dei medici: “Vaccini in ritardo” – “I medici di famiglia avrebbero dovuto ricevere gli antinfluenzali a metà ottobre. Ma in molte aree non sono stati ancora distribuiti. E alcuni dovranno ancora aspettare anche 10 giorni”. A lanciare l’allarme è il segretario generale dei medici di medicina generale della Fimmg, Silvestro Scotti, che denuncia in molte zone d’Italia ritardi nelle consegne dei vaccini negli ambulatori dei dottori di famiglia che quest’anno sono stati investiti dalla nuova Convenzione di un ruolo maggiore nella campagna vaccinale. Ma a queste condizioni, avverte, per le vaccinazioni antinfluenzali dal medico di famiglia “si rischia il buco nell’acqua” e anche ‘effetti collaterali’ organizzativi controproducenti.

“Io stesso a Napoli li attendo per il 5 novembre”, spiega Scotti all’AdnKronos Salute. E in altre Asl italiane “ci sono colleghi che li riceveranno il 12 novembre”, aggiunge il segretario sottolineando che il ritardo non è un problema da poco: una volta vaccinato, infatti, il paziente è immune dopo 15 giorni e quindi si allunga il periodo in cui è possibile contrare l’infezione . Inoltre, per i medici di famiglia si riduce il tempo disponibile per organizzare e praticamente la vaccinazione.

“Ci lamentiamo per la scarsa copertura – osserva Scotti – ma poi abbiamo questi problemi che rischiano di far crescere la diffidenza. Più probabile se, dopo il vaccino, ci si ammala prima dei 15 giorni in cui l’immunizzazione funziona. E questo è un danno enorme, considerando quanto è stato necessario lavorare per vincere il ‘sospetto’ contro le vaccinazioni cresciuto in questi anni”.

Al momento, racconta Scotti, “i pazienti più attenti e informati già telefonano per farsi vaccinare. Ma io potrò vaccinarli solo dopo la consegna del vaccino cercando di risolvere i problemi organizzativi che il ritardo crea. Dal punto di vista pratico, per esempio, nel mio ambulatorio, considerando anche l’afflusso maggiore dei mesi invernali, dedico il sabato alla vaccinazione in modo da favorire chi lavora. Ma se il vaccino arriva nella seconda settimana di novembre, considerato che la campagna vaccinale si chiude il 31 dicembre, il numero di settimane a disposizione si riduce. Noi ci crediamo, continuiamo a crederci e faremo il nostro dovere. Ma questo ritardo – ripete – non ci facilita il compito”.

Il segretario Fimmg rileva inoltre un altro problema “organizzativo e indipendente dalla volontà dei medici di famiglia”, che rischia di ‘favorire atteggiamenti anti vax. “Abbiamo notato – riporta – che le Asl scelgono più spesso vaccini trivalenti rispetto ai quadrivalenti. Eppure negli ultimi anni abbiamo visto che l’influenza si è presentata con una variazione di un antigene che rende il quadrivalente più utile per garantire la copertura. Il trivalente costa meno, ma diventa una specie di scommessa: se l’influenza arriva senza la variazione la scommessa è vinta e si è risparmiato, ma se arriva con la variazione anche chi si è vaccinato potrebbe ammalarsi. E questo pone un serio problema di fiducia nella vaccinazione”. “La scelta del vaccino, a mio avviso – conclude Scotti – deve tener conto del lavoro che si è fatto per convincere e far crescere la fiducia, che rappresenta un capitale fondamentale per raggiungere una buona copertura”.

 
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