Malattie infiammatorie all’intestino, in Italia è boom

Le malattie infiammatorie croniche intestinali (in inglese “IBD”, inflammatory bowel disease), comprendono la malattia di Crohn e la rettocolite ulcerosa. Si calcola che in Italia circa 200.000 persone siano oggi affette da queste patologie. Negli ultimi 10 anni la diagnosi di nuovi casi e il numero di ammalati sono aumentati di circa 20 volte. Le IBD colpiscono con la stessa frequenza i due sessi, con un esordio clinico che in genere si colloca fra i 15 e i 45 anni.

Circa il 50% dei pazienti con malattia di Crohn e fino al 20% dei pazienti con colite ulcerosa, inoltre, necessitano di intervento chirurgico entro 10 anni dalla diagnosi. Confermata, inoltre, una qualche predisposizione familiare nello sviluppo della malattia; infatti, un paziente su cinque ha uno o più parenti stretti affetti da malattia di Crohn o colite ulcerosa. Non sempre però le terapie sono adeguate e l’impatto sulla qualità della vita dei pazienti è pesante e sempre maggiori sono i costi per il Servizio sanitario nazionale. Se ne discuterà al IX Congresso nazionale IG-IBD (Italian Group for the study of Inflammatory Bowel Disease, ossia Gruppo Italiano per lo studio delle Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali), organizzato dalla società scientifica IG-IBD che si terrà da giovedì 29 novembre fino al 1 dicembre a Firenze, presso il Convitto della Calza con oltre 500 specialisti provenienti da tutta Italia con focus specifici su medicina personalizzata e prevenzione delle infezioni.

Sintomi. Nonostante l’aggettivo croniche, le manifestazioni delle malattie infiammatorie intestinali non sono uniformi ma tipicamente contrassegnate da periodi di remissione e recidive. I sintomi più comuni che le accompagnano sono: dolore addominale, vomito, diarrea, flatulenza, sangue nelle feci, abbondante presenza di muco negli escrementi, stimolo frequente all’evacuazione con senso di incompleto svuotamento intestinale (tenesmo) e perdita di peso. Le variazioni anche importanti dell’alvo creano in molti casi problemi di adattamento e finiscono con l’influenzare relazioni sociali ed attività lavorativa. Ad ogni modo, tutti questi sintomi non sono esclusivi delle malattie infiammatorie intestinali, ma comuni a varie condizioni – non necessariamente morbose – che interessano l’intestino (colite spastica, colite da stress, alterazioni della flora microbica ecc).

“Le malattie infiammatorie croniche intestinali sono in aumento ovunque nel mondo, soprattutto nei Paesi dalle economie in maggiore crescita, come la Cina e l’India – spiega il professor Alessandro Armuzzi, Segretario Generale IG-IBD, Fondazione Policlinico Gemelli IRCCS – Università Cattolica, Roma – Le IBD vengono attualmente considerate come malattie globali, mentre solo 30 anni fa erano per lo più localizzate in Europa e Nord America. In questi ultimi anni si sono maggiormente diffuse, proprio per via dell’industrializzazione e della globalizzazione. A contribuire fortemente è la componente ambientale, che agisce in maniera ancora ignota, e che, insieme alla predisposizione genetica, determina ad un certo punto della vita di un individuo una risposta immunologica abnorme nell’intestino. Ma se influisca maggiormente il cibo, l’inquinamento o qualche altro fattore, ancora non si sa”.

 
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