Maltempo, Veneto la regione più colpita: un miliardo di danni

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I danni causati del forte maltempo dei giorni scorsi nella zona di Alleghe e Caprile (Belluno), 01 novembre 2018. ANSA/DIEGO RIVA

E’ ancora allerta maltempo. Particolarmente colpito il Veneto. Una frana di terra e fango ha completamente ostruito nelle ultime ore la strada regionale 203 che collega Cencenighe con Agordo, nel bellunese. Al momento risultano isolati i comuni a nord dello smottamento, causato dalle piogge che continuano a cadere incessanti.

“Siamo in ginocchio, abbiamo già previsto la chiusura di tutte le scuole – ha detto Luca Zaia, presidente della Regione Veneto, ai microfoni di Radio anch’io (Rai Radio 1) -. Ho chiesto già domenica scorsa l’intervento della protezione civile nazionale quando ancora c’era una situazione di calma totale. Ho chiesto agli istituti di credito dei finanziamenti speciali e di sospendere le rate dei mutui. Ho chiesto al Governo di procrastinare tutto il procrastinabile”. “Dopodichè tutti gli interventi: non abbiamo solo il problema di ripristinare lo status quo, cioè di far tornare tutto come prima – continua il governatore -. Se non interveniamo velocemente con finanziamenti rapidi le nostre valli si spopoleranno perché non hanno più servizi”.

Nella lettera inviata ieri, Zaia sollecita, in particolare, un intervento governativo unitario e organico, “che contenga tutte le misure atte a sostenere gli enti locali, il tessuto produttivo e i cittadini gravemente colpiti, quali ad esempio la sospensione delle rate dei mutui in essere, di tributi, tasse, imposte e adempimenti fiscali, dei termini di pagamento per le forniture di energia elettrica e gas e di quelli per i contributi previdenziali, assistenziali e assicurativi; nonché la possibilità di derogare all’obbligo di pagamento dell’ecotassa sui rifiuti”.

Nella lettera Zaia ricorda che sono quasi 60 mila le famiglie nel Bellunese senza luce elettrica, 100 mila gli abitanti del Polesine senza acqua potabile, 2.000 i tratti interrotti nella rete stradale, 400 chilometri di sentieri agrosilvopastorali impraticabili, un migliaio gli edifici danneggiati in tutto il Veneto, il 40 per cento della superficie boschiva del bellunese è compromesso, le mareggiate hanno devastato ed eroso buona parte delle spiagge venete, colture e stalle nelle aree golenali sono in ginocchio.

“Comprenderà bene – chiude la missiva – come l’emergenza sia diffusa in tutto il territorio regionale e interessi molteplici ambiti che vanno dalle infrastrutture all’economia reale, dal settore abitativo allo sviluppo locale. Confido molto nella sua sensibilità e in quella dei suoi ministri per la popolazione veneta così colpita”.

Maltempo in Veneto, un miliardo di euro di danni

Agricoltori ed allevatori colpiti dal maltempo nelle loro attività possono avviare online le procedure di ricognizione e indennizzo scaricando dal sito di Avepa il relativo modulo (https://www.avepa.it/modulistica-generale-avversita-atmosferiche). Lo rendono noto l’assessore regionale all’agricoltura, Giuseppe Pan, e il direttore di Avepa, Fabrizio Stella, invitando gli interessati ad affrettarsi. Avepa, l’agenzia regionale per i pagamenti nel settore primario, ha attivato le  procedure per la segnalazione dei danni subiti a causa dell’ondata di maltempo che dal 29 ottobre ha interessato il Veneto con  piogge, esondazioni, mareggiate e acqua alta, provocando frane, interruzione del servizio elettrico, crollo di strade e infrastrutture e pesanti danni alle colture e agli allevamenti.

Secondo la Cia( Confederazione italiana Agricoltori : serve una politica di difesa del territorio, col presidio degli agricoltori. Grandine, violente raffiche di vento, trombe d’aria e nubifragi. L’ondata di maltempo che ha colpito l’Italia, toccando quasi tutte le aree del Paese, ha provocato numerose vittime e causato danni enormi a case, strade, strutture produttive. Senza contare le perdite enormi dell’agricoltura con raccolti andati persi, serre distrutte e stalle scoperchiate, nonché i gravi disagi alla circolazione di tutti.

La vera falla che porta l’Italia a una continua “emergenza maltempo”, che purtroppo spesso si trasforma in tragedia -spiega Cia- è la mancanza di una vera politica di difesa e conservazione del suolo. In questi anni poco si è fatto per la messa in sicurezza del Paese, tutelando il territorio da incuria e degrado ed evitando l’abbandono da parte degli agricoltori, la cui opera di presidio e manutenzione è fondamentale.

I terreni coltivati infatti, insieme a quelli boschivi, giocano un ruolo essenziale per stabilizzare e consolidare i versanti e per trattenere le sponde dei fiumi, grazie anche alla capacità di assorbimento e di riduzione dei tempi di corrivazione delle acque, aiutando così a scongiurare frane e cedimenti del terreno -ricorda Cia-. Sfortunatamente, però, la cementificazione costante non solo ha divorato negli ultimi vent’anni oltre 2 milioni di ettari di terreno agricolo a ritmi vertiginosi, ma questo processo molte volte non è neanche stato accompagnato da un adeguamento della rete di scolo delle acque.

Per questo non si può ancora attendere -osserva Cia-. Al Paese servono adeguate politiche di prevenzione del territorio, a cui affiancare una puntuale azione di vigilanza e controllo delle situazioni a rischio che deve coinvolgere in primis gli agricoltori. Ecco perché chiediamo con urgenza la legge contro il consumo di suolo, che è ferma da troppi anni. E’ necessario arrivare al più presto a definire norme operative. D’altra parte, il rischio idrogeologico in Italia coinvolge quasi il 10% della superficie nazionale e riguarda 6.633 comuni. Vuol dire che quasi un cittadino su dieci si trova in aree esposte al pericolo di alluvioni e frane.