Unesco: L’arte dei muretti a secco patrimonio dell’umanità

Le mura a secco italiane e quelle di altri Paesi sono state aggiunte oggi alla lista dell’Unesco del mondo patrimonio intangibile dell’umanità. l’agenzia culturale dell’Onu ha annunciato le novità su twitter mercoledì.

L’unesco ha ringraziato i paesi che hanno presentato la candidatura. L’unesco ha riconosciuto le mura a secco ma soprattutto l’arte con cui sono costruite con pietre impilate su altre senza utilizzare altro materiale se non terra asciutta. È una tecnica che risale a tempi preistorici ed è indicativa di un rapporto armonico tra umani e il mondo naturale.

Il comitato, che ha giudicato la proposta di inserimento dei muri a secco nella lista, ha dichiarato che la candidatura è conforme ai criteri di patrimonio culturale intangibile. Tra questi criteri c’è il fatto che la tecnica è “vivente”, cioè è ancora di uso comune, e il ruolo fondamentale che gioca nella conservazione dell’ambiente e del paesaggio. L’Unesco è rimasta particolarmente impressionata dalla cooperazione internazionale nello scambio delle migliori pratiche per il mantenimento in vita della tecnica.

“L’arte del `Dry stone walling´ riguarda tutte le conoscenze collegate alla costruzione di strutture di pietra ammassando le pietre una sull’altra, non usando alcun altro elemento tranne, a volte, terra secco”, spiega l’Unesco nella motivazione del provvedimento. Si tratta di uno dei primi esempi di manifattura umana ed è presente a vario titolo in quasi tutte le regioni italiane, sia per fini abitativi che per scopi collegati all’agricoltura, in particolare per i terrazzamenti necessari alle coltivazioni in zone particolarmente scoscese.

 

“Le strutture a secco sono sempre fatte in perfetta armonia con l’ambiente e la tecnica esemplifica una relazione armoniosa fra l’uomo e la natura. La pratica viene trasmessa principalmente attraverso l’applicazione pratica adattata alle particolari condizioni di ogni luogo» in cui viene utilizzata, spiega ancora l’Unesco. I muri a secco, sottolinea l’organizzazione, “svolgono un ruolo vitale nella prevenzione delle slavine, delle alluvioni, delle valanghe, nel combattere l’erosione e la desertificazione delle terre, migliorando la biodiversità e creando le migliori condizioni microclimatiche per l’agricoltura”.

 
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