Aids in aumento tra i giovani, non conoscono il rischio

C’è chi ancora crede che l’aids si possa prendere con un bacio o nei bagni pubblici. Molti di loro si infettano e non lo sanno, non se ne accorgono, è diffondono il virus tra i loro coetanei. E tra chi non lo pensa le idee non sono molto chiare e si continua a usare poco il preservativo, soprattutto fra i giovanissimi.

Sarà anche per questo che i nuovi casi di infezione da Hiv sono praticamente stabili in Italia e in Europa, mentre tra i più giovani calano troppo lentamente, come segnalano il Centro Operativo Aids dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss) e l’Unicef, per la giornata mondiale di lotta all’Aids dell’1 dicembre. Secondo i dati dell’Iss, nel 2017 in Italia sono state segnalate 3.443 nuove diagnosi di infezione da Hiv, pari a 5,7 nuovi casi per 100.000 residenti, un dato in linea con la media europea.

Sono gli stessi giovani i più grandi vettori del virus HIV, la loro inconsapevolezza è il problema maggiore. Non conoscono l’AIDS e i suoi effetti e si rendono conto di essere stati infettati molte settimane o mesi dopo dall’infezione acuta, avendo nel frattempo contribuito a diffondere il virus tra i propri coetanei».

C’è chi ancora crede che l’aids si possa prendere con un bacio o nei bagni pubblici. E tra chi non lo pensa le idee non sono molto chiare e si continua a usare poco il preservativo, soprattutto fra i giovanissimi. Sarà anche per questo che i nuovi casi di infezione da Hiv sono praticamente stabili in Italia e in Europa, mentre tra i più giovani calano troppo lentamente, come segnalano il Centro Operativo Aids dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss) e l’Unicef, per la giornata mondiale di lotta all’Aids dell’1 dicembre. Secondo i dati dell’Iss, nel 2017 in Italia sono state segnalate 3.443 nuove diagnosi di infezione da Hiv, pari a 5,7 nuovi casi per 100.000 residenti, un dato in linea con la media europea.

“L’incidenza delle nuove diagnosi di Hiv mostra una leggera diminuzione tra il 2012 e il 2015, con un andamento pressoché stabile dopo il 2015 – si legge -. Nel 2017 l’incidenza maggiore di infezione da Hiv è nella fascia di età 25-29 anni. La modalità di trasmissione principale tra le nuove diagnosi è con i rapporti eterosessuali”. Nel 2017, tra le regioni con un numero superiore a un milione e mezzo di abitanti, le incidenze più alte sono state registrate in Lazio, Liguria e Toscana. Circa i casi di Aids, l’osservatorio ne ha censiti 690, pari a 1,1 nuovi casi per 100.000 residenti, in lieve diminuzione negli ultimi anni. Ma a preoccupare sono i giovani.

Secondo un nuovo rapporto dell’UNICEF lanciato oggi, circa 360.000 adolescenti moriranno per malattie collegate all’AIDS tra il 2018 e il 2030. Questo significa che 76 adolescenti moriranno ogni giorno se non verranno realizzati ulteriori investimenti nei programmi di prevenzione, diagnosi e cura dell’HIV.

Il rapporto “Children, HIV and AIDS: The world in 2030” (Bambini, HIV e AIDS: il mondo nel 2030), mostra che sulla base di previsioni sulla popolazione e secondo i trend attuali, il numero di nuove contagi da HIV tra bambini e giovani tra 0 e i 19 anni nel 2030 raggiungerà i 270.000 circa, con un calo di un terzo rispetto alle stime attuali.

Il rapporto mostra inoltre che il numero di bambini e adolescenti che muoiono per cause collegate all’AIDS si ridurrà dai 119.000 attuali a 56.000 nel 2030.  Tuttavia, questo declino è troppo lento, in particolare tra gli adolescenti. Secondo l’UNICEF, sono quasi 700 ogni giorno i nuovi contagi da HIV tra gli adolescenti tra i 10 e i 19 anni – uno ogni due minuti.

Secondo il rapporto, entro il 2030, il numero di nuovi contagi da HIV tra i bambini nei primi dieci anni di vita sarà dimezzato, mentre tra gli adolescenti di età compresa tra i 10 e i 19 anni diminuirà solo del 29%. Si prevede che le morti collegate all’AIDS diminuiranno del 57% tra i bambini sotto i 14 anni, rispetto al 35% tra gli adolescenti tra i 15 e i 19 anni.

«Il rapporto mostra chiaramente, senza dubbi, che il mondo non è sulla strada giusta quando si tratta di porre fine all’AIDS tra i bambini e gli adolescenti entro il 2030», ha dichiarato Henrietta Fore, Direttore generale UNICEF.  «I programmi per prevenire la trasmissione dell’HIV materno infantile stanno dando i loro frutti, ma non è ancora abbastanza, mentre i programmi per curare il virus e prevenirne la diffusione tra i ragazzi più grandi non si sono avvicinati al punto in cui si dovrebbero trovare.»

 
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