Roma, bimbo muore a 2 anni dopo circoncisione in casa: grave il fratellino

Un bambino di 2 anni è morto e un altro, della stessa età, è ricoverato in gravi condizioni in ospedale dopo una circoncisione rituale in casa. È accaduto a Monterotondo, vicino a Roma. Entrambi i bimbi, gemelli, sono di origine nigeriana.

A praticare l’operazione un sedicente medico che ora viene ascoltato dagli investigatori. Secondo una prima ricostruzione la pratica è stata eseguita prima su un bimbo e poi sull’altro: quando le condizioni dei due sono apparse gravi è scattato l’allarme ed è stato allertato il numero di emergenza. Per uno dei due bimbi però non c’è stato nulla da fare perché aveva già perso molto sangue.

La Procura di Tivoli ha aperto un fascicolo con l’ipotesi di omicidio: da accertare al momento la natura dolosa o colposa del reato.

La madre dei due gemellini nigeriani di Monterotondo – nati a Latina nel gennaio 2017 – ha altri 5 figli in Nigeria, a quanto si apprende. La donna, titolare di protezione umanitaria, è giunta nella casa di Monterotondo a metà novembre. Gli operatori dello Sprar sostengono di non aver avuto alcun sospetto che la nigeriana volesse sottoporre i figli a circoncisione. La donna faceva scuola d’italiano a Roma. Era «tranquilla, sveglia ed educata», riferiscono gli operatori.

La madre è disperata, piange e non si dà pace, ha visto morire tra le proprie braccia il figlio di nemmeno due anni. Prima di arrivare nell’appartamento di Monterotondo la donna era stata ospite per oltre un anno di un Centro di accoglienza straordinario (Cas) a Rieti e sembra che in quel periodo avesse chiesto alla pediatra informazioni sulla possibilità di sottoporre i figli alla circoncisione.

Dopo il rifiuto del medico non erano stati seguiti. Ai responsabili dello Sprar di Monterotondo dell’Arci di Roma non aveva mai fatto cenno di volere fare circoncidere i bambini. Gli operatori che hanno avuto contatti con la donna la descrivono ipersensibile, attentissima ai propri figli, che aveva regolarmente vaccinato ed accompagnava all’asilo sempre puntuale. La nigeriana – che nel suo Paese lavorava in una ong – teneva solitamente uno dei due gemelli sulle spalle, con la tradizionale imbracatura africana. È cattolica e nei giorni scorsi aveva addobbato un albero di Natale nella sua camera. Divideva l’appartamento con altre due donne beneficiarie di protezione, entrambe con un figlio.



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