Alzheimer, scoperte le potenzialità della colina

Scoperte le potenzialità della colina, una sostanza nutritiva presente in alcuni alimenti (fra cui ad esempio tuorlo d’uovo, germe di grano) che sembra essere promettente contro il morbo di Alzheimer. E’ quanto dimostrato con uno studio, pubblicato su ‘Molecular Psychiatry’, condotto su topi con sintomi simili all’Alzheimer.

I risultati hanno mostrato che, quando a questi animali vengono somministrati alti livelli di colina nella dieta, i figli mostrano miglioramenti nella memoria (di tipo spaziale), rispetto a quelli le cui madri avevano ricevuto una dieta normale.

Sorprendentemente, gli effetti benefici dell’integrazione a base di colina sembrano essere transgenerazionali: non proteggono solo i topi che ricevono la supplementazione durante la gestazione e l’allattamento, ma anche la progenie di questi animali. Se infatti la seconda generazione non ha ricevuto una supplementazione diretta, gli esemplari hanno comunque mostrato benefici dal trattamento, probabilmente a causa delle modifiche ereditate nei loro geni.

Proprio l’esplorazione di queste alterazioni epigenetiche potrà aprire nuove vie alla ricerca e suggerire approcci per trattare un’ampia gamma di patologie transgenerazionali, tra cui la sindrome fetale alcolica e l’obesità. Ma come agisce la colina per proteggere il cervello dalla malattia di Alzheimer? In almeno due modi, secondo il nuovo studio. Innanzitutto, questo nutriente riduce i livelli di omocisteina, un amminoacido che può agire come una potente neurotossina, contribuendo ai segni distintivi di Alzheimer: neurodegenerazione e formazione di placche amiloidi.

In secondo luogo, la colina riduce l’attivazione delle cellule della microglia, responsabili della rimozione dei detriti nel cervello. Se la loro funzione di pulizia è essenziale per la salute del cervello, queste cellule possono però andare fuori controllo, come in genere fanno in caso di Alzheimer. L’eccessiva attivazione delle cellule della microglia causa infiammazione cerebrale e può portare a morte neuronale. Ebbene, l’integrazione con la colina riduce l’attivazione della microglia.

“Nessuno aveva mai mostrato finora i benefici transgenerazionali dell’integrazione con colina”, sottolinea Velazquez. Questa sostanza è dunque un candidato per il trattamento dell’Alzheimer, con un elevato profilo di sicurezza. I ricercatori sottolineano che occorre superare di almeno 9 volte la dose quotidiana raccomandata per produrre un effetto collaterale dannoso. Ma sono necessarie ulteriori ricerche per esplorare gli effetti della sostanza e dimostrare la sua utilità come nuova arma nella lotta all’Alzheimer.

 
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