Greenpeace: Nestlé ammette che il riciclo non è sufficiente a salvare i mari dalla plastica

La multinazionale svizzera Nestlé ha diffuso ieri i propri piani strategici per intervenire concretamente sull’inquinamento da plastica.

Tra le azioni intraprese, rendere riutilizzabili o riciclabili tutti gli imballaggi immessi al consumo entro il 2025 e incrementare il ricorso a materiali alternativi come la carta monouso. Commentando questo piano, Giuseppe Ungherese, responsabile della Campagna Inquinamento di Greenpeace Italia, dichiara:

“Finalmente Nestlé riconosce pubblicamente la gravità dell’inquinamento da plastica, ammettendo che il riciclo da solo non può essere la soluzione e dichiarando di voler eliminare gli imballaggi non riciclabili. Tuttavia, sostituire la plastica con materiali che possono avere impatti ambientali non meno rilevanti, come la carta, è una falsa soluzione. Nestlé deve scegliere soluzioni innovative lontane dal modello usa e getta, adottando sistemi basati sullo sfuso e sul riutilizzo degli imballaggi, anziché ricorrere a materiali alternativi che potrebbero provocare ulteriori disastri ambientali come la deforestazione”.

Nei mesi scorsi Greenpeace ha lanciato una petizione (no-plastica.greenpeace.it), sottoscritta da più di due milioni di persone in tutto il mondo, con cui chiede ai grandi marchi come Nestlé, Coca-Cola, Pepsi, Danone, Ferrero, Unilever, San Benedetto, Procter & Gamble e Mars di assumersi le proprie responsabilità, partendo dalla riduzione di contenitori e imballaggi in plastica monouso immessi sul mercato.



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