Il retake urbano dei senza fissa dimora, ‘aiutiamo la città e torniamo ad esistere’

All’improvviso la vita può spezzarsi: la perdita di un lavoro, un incontro sbagliato, un errore fatale da cui è difficile riprendersi e si finisce per strada senza più nulla.

Storie di vite ‘invisibili’ di cui si occupa la ‘Ronda della Solidarietà’, una onlus di Roma. Da un decennio fornisce cibo ai senza tetto e alle persone in difficoltà. Migliaia i pasti caldi che serve nel centro storico della città, vicino i Fori imperiali. Contro questo stato di povertà assoluto, la ‘Ronda della Solidarietà’ ha avviato un progetto per creare opportunità lavorative per i senza fissa dimora, così da farli rimettere in gioco.

“In questi anni – spiega Marzia Giglioli, presidente della onlus – abbiamo capito che l’essere esclusi porta ad una condizione di non ritorno e che dalla povertà pochi si salvano. Non si può restare a guardare. In modo un po’ sommesso abbiamo preso spunto da quello che il Nobel per la pace Muhammad Yunus, l’inventore del microcredito, dice da tempo, ossia che la povertà si vince dando ad ognuno fiducia , creando lavori possibili anche solo con piccoli incentivi”. Negli ultimi, mesi la ‘Ronda della Solidarietà’, dopo essersi confrontata con gli ‘amici di strada’, ha così ideato il progetto ‘Ricomincio da me’: impegnare i senza fissa dimora nel retake urbano, nel ripulire angoli degradati della città. A breve l’avvio formativo del primo gruppo. A guidarlo è Daniele, 15 anni anni per strada, le notti a dormire nel parco di Villa Borghese, ed ora verso una nuova vita. Insieme ai suoi ‘colleghi’ seguirà, in collaborazione anche con altre associazioni, corsi di giardinaggio e riceveranno attestati di frequenza.

La ‘Ronda della Solidarietà’ (http://www.rondasolidarietaroma.com/) ha acquistato forbici e tagliaerba, tutte le attrezzature necessarie allo scopo. Obiettivo finale del progetto è la costituzione di cooperative per accedere ad opportunità lavorative, con tanto di esperienza acquisita e referenze dei giardinieri. Nell’attesa, si sperimentano come volontari in spazi verdi da pulire, aiutati anche da abitanti locali.

“Abbiamo iniziato a lavorare a Primavalle, un quartiere difficile della periferia romana – dice Daniele – Puliamo le strade dove c’è un particolare abbandono e lavoriamo in alcune aree verdi”. E’ “soprattutto un modo per tornare ad esistere e dimostrare che non siamo i rifiuti della città. Speriamo anche di guadagnarci la fiducia della gente che spesso quando ci vede si gira dall’altra parte. Ci daremo da fare e da quest’esperienza speriamo di trovare lavoro”.

Per Idris (nome di fantasia), ragazzo nigeriano rimasto senza lavoro, la possibilità di fare il giardiniere “è un modo per uscire dal nulla. Si impazzisce a fare niente”. Un ingegnere congolese, con regolare permesso di soggiorno e un’esperienza nel settore aeronautico, entrerà nel progetto: “lo faccio per dare una mano alla città”. Giuseppe invece lavorava in Marina; è diventato povero ma vuole reagire: “magari con piccole cose, almeno si ricomincia, sempre meglio di essere bollati come dei senza speranza. Ci faremo notare e forse il lavoro arriverà”. In programma dalla onlus, a breve, per i senza dimora anche un corso di restauro urbano con l’aiuto di alcuni studenti di Belle Arti.


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