Occupazione giovanile: nel mondo 71 milioni ancora senza lavoro

L’occupazione giovanile rappresenta una sfida globale e una materia di interesse politico fondamentale. Secondo le recenti stime dell’ILO, nel mondo ci sono 71 milioni di giovani disoccupati e 156 milioni di giovani lavoratori che vivono in condizione di povertà. Trecento milioni di lavoratori inoltre vivono in condizioni di estrema povertà, cioè con meno di due dollari al giorno.

Dati che rischiano di aggravarsi, come si intuisce affiancando alcune stime di organizzazioni internazionali: per l’Ocse ad esempio nei prossimi anni circa il 15 per cento dei lavori nel nostro Paese rischia di sparire per l’automazione, mentre per il 35 per cento si stima un cambio di competenze anche se i lavori non saranno cancellati del tutto (su questi ultimi numeri, va detto, c’è molta prudenza dato che ci sono diversi problemi metodologici per fare stime precise).

I rischi per la democrazia. Tutti questi elementi insieme hanno conseguenze dirette sulla stabilità dei Paesi e sulla giustizia sociale, spiega la commissione dell’ILO che si è occupata della ricerca, presieduta dal presidente del Sudafrica Cyril Ramaphosa e dal primo ministro della Svezia Stefan Lofven (per l’Italia ha partecipato l’ex presidente dell’Istat ed ex ministro Enrico Giovannini). La situazione globale infatti «erode la fiducia nelle democrazie. Facendo aumentare l’insicurezza e alimentando l’isolazionismo e il populismo», un riferimento che potrebbe essere applicato all’Italia. «Siamo preoccupati – si legge nel rapporto – dal ritiro dalle società aperte e dalle economie aperte». E’ per questo che occorrono in fretta azioni decise, senza le quali «rischiamo di essere sonnambuli in un mondo che porta a ineguaglianza, aumenta l’incertezza e rinforza l’esclusione, con ripercussioni distruttive da un punto di vista politico, sociale ed economico».

I timori per il futuro. Sono diversi in particolare i timori per gli anni a venire, a partire dalle nuove tecnologie e dalla demografia. «Le tecnologie avanzate – si legge nel report che celebra inoltre i cento anni dell’organizzazione nata dopo la Prima guerra mondiale – creeranno nuovi lavori, ma coloro che perdono l’occupazione in questa transizione potrebbero essere meno equipaggiati per sfruttare nuove opportunità. Le qualifiche di oggi potrebbero non essere sufficienti per i lavori di domani». Questo uno dei problemi più importanti, che i governi dovrebbero affrontare, a detta dell’organizzazione internazionale.

A ciò si aggiunge poi la questione demografica. In alcune aree del pianeta infatti c’è un aumento delle nascite e di conseguenza questa situazione può portare a migrazioni o a esacerbare il clima delle società data la scarsa offerta di lavoro; dall’altro lato – ed è questo il caso dell’Italia – ad aumentare è la popolazione anziana, creando così una forte pressione sui sistemi di Welfare che non riescono a rispondere alle richieste della popolazione.



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