Foreste ‘certificate’, Italia prima nel mondo

La gestione attiva e sostenibile dei boschi italiani permette la creazione di reddito per gli operatori e di conservare gli habitat. Un bosco gestito e curato attivamente, infatti, può rappresentare una risorsa sia per il territorio, che per la comunità che con esso vive.

In Italia aumentano gli ettari di boschi e foreste gestiti in maniera sostenibile. Lo rende noto il Programma di Valutazione degli schemi di certificazione forestale Pefc Italia, l’ente che norma la certificazione di gestione del patrimonio forestale (Programme for Endorsement of Forest Certification schemes) sottolineando che questi numeri acquisiscono un significato ancora più importante dopo l’abbattimento di 8,7 milioni di metri cubi di alberi in seguito alla tempesta Vaia. Pefc Italia è al lavoro con la Filiera Solidale per sostenere le aree colpite dal maltempo.

Il 2018 si è chiuso con una superficie certificata di 819.017 ettari, oltre 73.000 in più rispetto al 2017 quando erano 745.559 segnando una crescita del 9,8%. Sono certificati Pefc i boschi alpini Latemar e Val d’Ega, Paneveggio e la val di Fiemme, la val Visdende e il Cadore, i boschi di Tarvisio, dell’Alta val di Susa oltre a quelli dell’Amiata e delle Colline Metallifere in Toscana. Il 2018 ha registrato due primati regionali con la prima certificazione in assoluto dei boschi nelle Marche in provincia di Ascoli Piceno e in Campania, in provincia di Salerno.

“Quello che si è chiuso è stato un anno importante, con l’arrivo di nuove regioni ‘certificate’ e con il recupero di realtà storiche come il Veneto, dove tornano ad essere certificati oltre 60.000 ettari di foreste grazie alla ricertificazione del gruppo Pefc Veneto”, sottolinea Antonio Brunori, segretario generale Pefc Italia.

In aumento anche le aziende che hanno scelto di certificare il proprio impegno nella sostenibilità e nel rispetto del patrimonio forestale, ottenendo la certificazione di Catena di Custodia.

L’Italia è la prima nazione al mondo a certificare i benefici delle foreste. I 1.000 ettari, per ora ‘bollinati’ dalla scienza, riescono a conservare oltre 220 mila tonnellate di CO2, pari alle emissioni medie annue di più di 110 mila auto, a cui si aggiungono 1.747 tonnellate di CO2 stoccate grazie alla riforestazione; inoltre migliorano la disponibilità e la potabilità di oltre 1,2 milioni di metri cubi di acqua all’anno, ed evitano l’erosione di 7,5 tonnellate di suolo, mettendo allo stesso tempo a disposizione 458 ettari di area naturale per il tempo libero. Si tratta di “una rivoluzione verde”, presentata oggi al ministero delle Politiche agricole, che prende in considerazione i 1.000 ettari che hanno ottenuto la prima certificazione di tutti i ‘servizi ambientali’ offerti dall’ecosistema forestale sulla collettività (sia in termini di salute sia per il contesto socio-economico), e che – viene spiegato – è “un vero e proprio modello di valorizzazione delle foreste, replicabile su tutto il territorio nazionale”.

L’obiettivo – che prende in considerazione gli impatti positivi offerti dal territorio, dalla biodiversità, dalla mitigazione degli inquinanti nell’aria, dalla pulizia dell’acqua, dalla conservazione del suolo e dalla promozione di attività ricreative – è stato raggiunto grazie alla collaborazione tra WaldPlus (azienda specializzata nella gestione di foreste) ed Etifor (spin-off dell’università di Padova, che si occupa del calcolo degli impatti positivi per l’uomo). I 1.000 ettari, di cui sono stati calcolati scientificamente i benefici – secondo la procedura di certificazione internazionale del Forest stewardship council (Fsc) – si trovano in Veneto, Lombardia e Trentino Alto Adige.

 
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