Olio di palma nei biodiesel: il 95% del diesel in Italia lo contiene

Riconosciuto dalla Commissione Europea come causa di deforestazione ma con qualche eccezione: potrà essere impiegato nella miscela dei biocarburanti quello che viene da piccole piantagioni o prodotto su terreni inutilizzati.

Sulla questione olio di palma nei biodiesel arriva da parte della Commissione Europea un timido segnale che, però, non convince la coalizione delle associazioni europee, tra le quali c’è anche Legambiente, promotrice della campagna NotInmytank “No all’olio di palma nei biodiesel”.

Se da una parte la Commissione, in un atto delegato in consultazione pubblica fino all’8 marzo, riconosce che le coltivazioni di palma da olio causano una significativa deforestazione e per questo l’olio di palma non potrà essere impiegato nella miscela dei biocarburanti Ue dal 2021; dall’altra parte la stessa Commissione prevede, però, un’esenzione per l’olio vegetale prodotto in piccole piantagioni (2-5 ettari) o prodotto su terreni “inutilizzati” per almeno cinque anni.

Per questo Legambiente, insieme alla coalizione delle associazioni, lancia un appello ai parlamentari europei affinché in queste settimane di consultazione e prima dell’adozione dell’atto finale, si ritorni sul tema e si riveda il testo, ascoltando anche la coalizione e gli oltre 600mila cittadini che hanno firmato la petizione “NotInmytank” per chiedere la messa al bando dell’olio di palma nei biodiesel e lo stop ai sussidi previsti per questa pratica, e salvare, così, le foreste e la biodiversità in pericolo (in primis gli oranghi). In particolare Legambiente chiede, a livello nazionale, che l’Italia segua l’esempio di Francia e Norvegia che hanno già annunciato di voler eliminare l’olio di palma nei biocarburanti dal 2020.

“La Commissione – spiega Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente – fissa finalmente un principio fondamentale ribadendo che l’olio di palma ha un impatto troppo alto in termini di deforestazione, ma contemporaneamente concede eccezioni e scappatoie tanto da lasciare le cose come stanno per cui alla fine nei nostri motori questo olio vegetale ritornerà sotto forma di biodiesel. Per questo la battaglia della coalizione europea NotInmytank, di cui facciamo parte, proseguirà senza sosta in questi mesi di consultazione per chiedere ai parlamentari europei di rivedere il testo.

Al nostro governo, – continua Zampetti- , chiediamo di sostenere, insieme ai rappresentanti italiani nella Commissione e nel Parlamento Europeo, l’abbandono dei biocarburanti e biocombustibili alimentari, chiediamo di moltiplicare gli sforzi per prevedere nel prossimo Piano Nazionale Clima ed Energia una drastica riduzione delle importazioni di olio di palma per usi energetici e di seguire l’esempio di Francia e Norvegia che hanno già annunciato di volerlo eliminare entro il 2020”.

Partita a fine novembre, la campagna europea NotInmytank ha raccolto fino ad oggi oltre 600mila firme. L’emblema della campagna, che Legambiente ha rilanciato in Italia con #Save Pongo, è l’orango, primate che vive nelle foreste di Borneo, tra l’Indonesia e la Malesia, principali produttori mondiali di olio di palma. Ogni giorno, a causa della deforestazione da olio di palma, muoiono 25 oranghi. Questi primati non hanno più di che nutrirsi e, quando si avvicinano ai frutti delle palme, vengono uccisi.

La continua crescita mondiale del consumo di olii vegetali sottrae territorio a foreste tropicali, torbiere, zone umide, prateria ad alto grado di biodiversità. Legambiente ricorda che lo per la Commissione europea ha rivelato che il biodiesel da olio di palma è tre volte peggiore per il clima rispetto al normale diesel, mentre il diesel a olio di soia è due volte peggio. Tra l’altro la Commissione ha con quest’atto anche esentato arbitrariamente la soia – un importante contributo alla deforestazione in tutto il mondo – dalla categoria ad alto rischio ILUC, in base all’arbitrario criterio per cui meno del 10% dell’espansione delle coltivazioni di soia dal 2008 ad oggi hanno coinvolto foreste e torbiere.

Il M5s aderisce alla campagna europea contro il biodiesel all’olio di palma

La coltivazione della palma da olio, “spazza via milioni di metri quadrati di foresta pluviale. Oltre al chiaro danno alla biodiversità del pianeta, non possiamo ignorare che le comunità locali dove è praticata questa coltura non beneficiano in alcun modo di questa attività. È chiaro poi che il rilascio in atmosfera di milioni di tonnellate di Co2, frutto della deforestazione attuata per far spazio ai terreni di coltivazione della palma, non può andare d’accordo con il concetto di sostenibilità professato come obiettivo in Europa”.“



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