Humanitas, primo intervento al mondo di protesi del ginocchio stampata in 3D

Una protesi totale di ginocchio in lega di cromo cobalto è stata impiantata per la prima volta al mondo, in Humanitas, grazie all’assistenza intraoperatoria di tecnologie e di un computer. Il modello di protesi è stato ideato dai chirurghi del Centro di Rozzano per la ricostruzione articolare di Humanitas, in collaborazione con la start-up innovativa italiana Rejoint, vincitrice anche di un bando Horizon 2020 in ricerca e innovazione.

A eseguire l’intervento su una paziente sono stati il prof.  Maurilio Marcacci, con il suo aiuto dott. Tommaso Bonanzinga e il dott. Francesco Iacono del Centro per la ricostruzione articolare del ginocchio. Lo comunica non una nota, il Centro. “Gli ultimi sviluppi della medicina – ha spiegato prof. Maurilio Marcacci.- vedono la personalizzazione delle cure un’opzione sempre più realistica e concreta.

Anche l’ortopedia non fa eccezione, con studi che vanno dallo sviluppo di protesi con materiali sempre più innovativi e su misura per il paziente, fino all’utilizzo di cellule staminali che aiutino la rigenerazione dei tessuti e della cartilagine. Questo intervento è la conclusione di un progetto di ricerca che apre le porte a interessanti opzioni terapeutiche a beneficio dei pazienti e che speriamo possa stimolare il lavoro di tutti i professionisti nel campo della scienza e della medicina per trovare applicazioni cliniche sempre più innovative” .

Si va verso una medicina sempre più personalizzata, mentre, come spiega ancora il prof Marcacci: “Fino ad oggi le protesi del ginocchio sono state progettate per qualsiasi paziente senza considerare l’anatomia specifica di ogni singolo paziente , di conseguenza molti impianti sono risultati più grandi o più piccoli del ginocchio del paziente, generando problemi dopo l’intervento come lo sfregamento dei tendini tra dispositivi e tessuti molli, dolore, infiammazione, sanguinamento osseo e influenzando la qualità di vita del paziente per anni”.

Sono molti i benefici di questa tecnica, tra questi, come spiega ancora Marcacci,  meno complicazioni, meno infezioni, e una ripresa post operatoria più veloce oltre ad annullare i dolori accessori legati alla protesi. In ultimo, grazie a un tutore sensorizzato in grado di trasmettere informazioni al chirurgo o al fisioterapista durante la fase post operatoria, anche la riabilitazione sarà personalizzata e monitorata “real time” con un’app che consentirà anche di individuare e riconoscere eventuali anomalie attraverso il monitoraggio sensoristico ed eventualmente intervenire qualora fosse necessario.


Altre Notizie